Un uomo di nome Zaccheo – terza parte

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05 03 2025

Un uomo di nome Zaccheo – Terza parte

 

Nel cuore di Zaccheo si muove una risonanza positiva che esclama: “È vero, Gesù! Sono un uomo molto solo, disperatamente solo! Ho tante persone intorno, ma nessun vero amico… Tutti mi cercano per i miei soldi, oppure perché hanno paura di me, ma chi mi vuole bene davvero? Neppure io voglio bene a me stesso, perché con il tempo sono diventato duro e cattivo, e tante volte mi faccio schifo! La mia vita è una guerra continua, che mi costa tanta fatica… Tu mi hai letto nel cuore… Sai, non credevo che avrei trovato mai qualcuno capace di volermi bene davvero, in maniera disinteressata, soprattutto adesso che sono diventato il capo dei pubblicani. E mai e poi mai avrei immaginato di trovare qualcuno che fosse disposto a perdere la faccia per me! Allora l’amore esiste davvero! Mi sento rinascere…, mi sento ritornare bambino, con una nuova vita davanti! Ma…, dimmi Gesù, allora Dio non mi odia…, non mi punisce per quello che ho fatto?”.

Gesù lo abbraccia e gli dice: “Ma certo che no, Zaccheo! Ti sei già fatto tanto male con le tue stesse mani! Ti sei condannato tu stesso all’inferno della solitudine… Perché il Signore, dopo tutta la sofferenza che ti sei procurato, dovrebbe punirti ancora?”[1].

 

Ma accanto a questa risonanza ce n’è anche un’altra, negativa, che, mossa dall’orgoglio e dalla rivalità, mette il cuore di Zaccheo in subbuglio, gridando: “Ma come?! Io, Zaccheo, il più povero, il più bisognoso di tutta Gerico?! Scherziamo? Gesù, per chi mi hai preso? Come ti permetti di parlarmi così? Io ti ho fatto compassione? E per questo sei venuto a casa mia?! Non ho alcun bisogno della tua compassione, io! Né della tua, né di quella di nessun altro… Non sono mica un pezzente, io! E tu, Gesù, chi ti credi di essere?! Ma chi ti vuole!? Chi ti cerca!? Tu hai deciso di venire a casa mia! Mica ti ho invitato io! Hai fatto tutto tu! Chi ti ha chiamato?! Sai che c’è di nuovo? Fuori di casa mia!!”.

 

Cosa succede, se Zaccheo ascolta quest’ultima risonanza? Chiama i servi e fa buttare fuori di casa Gesù. E Gesù si ritrova a gambe all’aria sulla strada, da solo, in mezzo alla gente di Gerico, che, arrabbiata com’è, gli fa la posta all’ingresso della villa di Zaccheo, pronta a fargliela pagare…

Vi sorprende questa conclusione? Certamente sì! Ma per Gesù non è così. Dal suo atteggiamento, infatti, si comprende ch’egli ha accettato sin dall’inizio il rischio che potesse andare a finire così. Qui sta la gratuità dell’amore! Quando Gesù si è offerto di recarsi a casa di Zaccheo, ha già messo in conto che egli possa rifiutarlo e buttarlo fuori di casa…

 

L’esperienza di Zaccheo è anche la nostra… Ogni volta che qualcuno ci vuole bene davvero, ossia gratuitamente, così come siamo, reagiamo anche noi come lui. Avvertiamo dentro, da una parte, la risonanza positiva, che ci invita ad aprire le braccia e correre incontro, con gioia e gratitudine, all’amore che ci viene donato, l’unico capace di rispondere davvero al nostro bisogno di essere amati e di amare… Ma avvertiamo, dall’altra parte, anche la risonanza negativa, che ci spinge a rifiutare l’amore dell’altro, facendoci vivere l’accoglienza dell’amore come il tracollo di ogni nostra velleità di grandezza. “Dipendere dall’amore gratuito di qualcuno?! Mai e poi mai! Meglio morire, che fare questa fine!”, grida dentro di noi la risonanza negativa. E, illudendoci di difendere il nostro io, ci propone come soluzione quella di “buttare fuori”, o addirittura “fare fuori” l’amore che ci è venuto incontro… Si tratta – adesso lo possiamo riconoscere anche noi – di una risonanza, nei confronti dell’amore, di invidia e di rivalità: di invidia, perché ammettere di aver bisogno dell’amore dell’altro ci fa sentire a lui inferiori; di rivalità, perché accogliere l’amore, vuol dire “dargliela vinta”.

 

Però, siamo tutti curiosi di sapere come questa storia va a finire… A quale delle due risonanze Zaccheo ha dato retta?

Racconta Luca, al versetto 8:

Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore [Gesù]: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”.

 

Vedete? Zaccheo ascolta la risonanza positiva. Riconosce che, adesso che ha incontrato Gesù, il vero tesoro della sua vita non è più tutto quello che ha guadagnato e neppure il potere che si è conquistato; ma è l’amore di Gesù per lui. È una grande svolta per la sua vita: ora che ha scoperto quanto egli conta per Gesù, non ha più bisogno di dimostrare a nessuno, anche a costo di “fare il cattivo”, di valere anche lui qualcosa. Ora, perciò, egli è libero di riconoscere i suoi torti… Non ha più paura di darla vinta agli altri… Anzi, decide di riparare a tutto il male fatto! E si mette – lui che ha fatto del male a tanta gente – a fare del bene, anche a costo di diventare povero[2]… Senza che sia Gesù a chiederglielo!

Racconta, infatti, Luca, ai versetti 9 e 10, che Gesù non esige da Zaccheo alcuna conversione (ecco la gratuità del suo amore!), ma è molto felice per questa sua decisione. Perciò esclama:

“Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Infatti il Figlio dell’uomo [è lui, Gesù!] è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”.

Un uomo di nome Zaccheo – Prima parte

Un uomo di nome Zaccheo – Seconda parte

 

 

Care amiche, cari amici,

nelle ultime tre domeniche abbiamo voluto dare spazio al prezioso racconto dell’incontro tra Gesù e Zaccheo. È una vicenda sulla quale ci troviamo a lavorare con i ragazzi e i genitori nel cammino dell’IC, una storia importante.

Il nostro lezionario ce la annuncia ogni tre anni. È un’occasione da accogliere con attenzione.

 

In questa storia, scorgiamo “in piccolo” quanto accade tutti i giorni nelle relazioni personali, pubbliche, nazionali, mondiali.

 

Debolezza, lotta contro il proprio limite, ricerca della grandezza, soldi, potere, ingiustizia, dominio del più forte, rivalità, inimicizia…profondo bisogno di giustizia e di pace.

 

Chi ha le carte per offrire all’umanità una giustizia vera, una pace giusta, una relazionalità riconciliata, un posto per ciascuno nel mondo…?

In ogni epoca si presentano sulla scena dei falsi messia, che dicono di avere la soluzione in tasca, ma che, in realtà, fanno solo il proprio interesse, mettendo le basi per una rinnovata e ancora più forte inimicizia. Chi ci libererà dal circuito chiuso in cui continuamente come umanità ci dibattiamo?

 

Umilmente, con coraggio e amore vero, si fa avanti, nella speranza, un’umanità straordinaria, unica, piena di gratuità, disposto a perdere la propria vita, pronto a offrire una relazione alternativa e convincente per uscire dal circuito chiuso. Si chiama Gesù. Egli è la nostra speranza, la vera speranza di una vita degna di questo nome. È la speranza di un amore gratuito, disinteressato, a fondo perduto, pronto a dare la vita. È l’unica speranza per l’umanità.

 

Convertici, Signore a questa speranza! Fa che non ne diffidiamo e che finalmente decidiamo di lasciarci amare da un amore così, accogliendolo nelle nostre vite. Buona quaresima di conversione a questo amore! Fa’ che ci lasciamo amare da te, Signore Gesù!

[1] È possibile che, di fronte a questa affermazione, la coscienza credente resti sconcertata. Ma la buona notizia dell’assoluta gratuità dell’amore di Dio è incompatibile con l’idea che Dio punisca coloro che lo rifiutano.

[2] Stando alle sue parole, facciamo due conti con Zaccheo. Supponiamo che il valore di tutti i suoi beni sia pari a 100, ed i suoi guadagni disonesti ammontino ad un decimo, il 10% del suo patrimonio. Cosa succede? Succede che, se Zaccheo dà la metà ai poveri (e sono 50); e restituisce 4 volte quanto ha rubato (e sono 10×4, uguale 40), gli resta appena un decimo (ossia: 100 – 50 – 40 = 10), di tutto il suo patrimonio. E se i guadagni disonesti ammontano al 20%? Proviamo a calcolare… Zaccheo va sotto del 30%! Davvero il suo tesoro adesso è un altro! Si chiama Gesù.


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