Consiglio Pastorale

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Il Consiglio pastorale è l’organismo che ha la responsabilità di orientare la vita della Comunità affinché sia corrispondente all’intenzione missionaria e pratichi lo stile evangelico della comunione

 

ATTIVITÀ PRINCIPALI

l’attività è di tipo consultivo, ed è volta a definire con la Diaconia le iniziative che mantengono la vivacità e la identità della Comunità, di favorire la condivisione dei doni, delle risorse e delle proposte che definiscono la Comunità pastorale e – al tempo stesso – ne mettono in evidenza i vantaggi per il bene delle singole parrocchie, delle diverse forme di aggregazione dell’insieme della Comunità

 

MEMBRI

È costituito dalla Diaconia, dai rappresentanti delle parrocchie eletti ogni 4 anni dalla Comunità, e dai membri nominati direttamente dal Parroco.

 

DOVE SI SVOLGE

Si riunisce solitamente di giovedì sera almeno 6 volte all’anno su convocazione.


 

AGGIORNAMENTI DALLE RIUNIONI DEL CONSIGLIO PASTORALE 

Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 24 settembre 2026

Si riparte: il Consiglio Pastorale lancia l’Équipe liturgico-pastorale e guarda all’estate dei ragazzi

Si è tenuta lo scorso 24 settembre, nella Sala Oratorio Goretti, la prima riunione dell’anno pastorale del Consiglio della Comunità “Giovanni Paolo II”, con la partecipazione di tutti i membri del Consiglio e della Diaconia.

Nel suo saluto di apertura, don Pino ha collocato la seduta nel cammino complessivo del mandato quadriennale — siamo nel terzo anno, dopo un primo anno di “rodaggio” e un secondo entrato nel vivo del lavoro — e ha richiamato il metodo ormai consolidato: preghiera, momento conviviale e confronto, tre tappe non separate ma collegate tra loro. Ha quindi presentato la traccia della serata, articolata in tre punti.

Il primo e più corposo tema ha riguardato la nascita dell’Équipe liturgico-pastorale, individuata già a giugno come lo strumento per rendere operative le numerose indicazioni raccolte sulla liturgia (accoglienza, formazione dei ministri, canti). Il dibattito ha fatto emergere visioni diverse sulla sua composizione e sul suo scopo. Due consigliere hanno proposto di aprire l’équipe anche a persone esterne al Consiglio, ad esempio a genitori dell’Iniziazione Cristiana, per superare la logica del “noi dentro, loro fuori” e raccogliere il punto di vista di chi è meno coinvolto; è stato suggerito un meccanismo di autocandidatura sul modello di quanto fatto per il Consiglio stesso. Di segno diverso l’intervento di un altro consigliere, convinto che l’équipe non debba essere un “piccolo Consiglio Pastorale” ma un gruppo tecnico-organizzativo di cinque o sei persone capaci di tradurre in pratica le priorità già indicate. Un altro ha invece messo in guardia dal rischio di affidarsi solo ai “tecnici”, che tendono a fare ciò che si è sempre fatto, ricordando che l’esperienza sinodale decanale gli ha insegnato che “fuori c’è del buono”. Altri due interventi hanno infine proposto una soluzione intermedia: articolare il lavoro in più piccole équipe tematiche, ciascuna composta da persone esperte e da volontari più occasionali. Si è anche avuto un confronto di opinioni diverse sul tema della competenza liturgica: un intervento ha difeso la necessità di studio e preparazione per chi si occupa di liturgia, paragonandola a una disciplina come il canto lirico, pur respingendo con forza, insieme ad altre voci concordi, ogni logica del “noi dentro, loro fuori”.

Il secondo tema ha riguardato la fraternità tra i gruppi di servizio della comunità, spesso sconosciuti gli uni agli altri. Diverse proposte si sono intrecciate: due consiglieri hanno rilanciato l’idea di domeniche dedicate all’incontro tra i gruppi, mentre un altro ha suggerito di collocarle subito dopo la Messa domenicale per proseguire insieme con un pranzo condiviso, per facilitare la partecipazione delle famiglie. Un altro consigliere ha osservato con franchezza che il vero nodo non è organizzativo ma culturale: i gruppi tendono a diventare autoreferenziali, e nessuno schema sostituisce l’invito personale, il dire a qualcuno “vieni”. Un’altra proposta emersa consiste nell’articolare la domenica in più momenti graduali — Messa, pranzo con tavoli misti, momento di approfondimento facoltativo — indicando la Festa della Comunità come prima occasione di sperimentazione.

L’ultima parte della serata, più breve ma intensa, è stata dedicata ai racconti dell’estate dei ragazzi e dei giovani. Don Filippo ha raccontato la settimana di vita comune a Madesimo, con oltre cinquanta partecipanti e un clima di grande coesione, confermato da Fulvia; Valentina ha sottolineato il valore degli adolescenti coinvolti come animatori, accolti anche quando poco conosciuti, secondo una logica di fiducia che “ripaga”. Chiara ha condiviso l’esperienza del pellegrinaggio a piedi verso il santuario di Oropa, descritta come faticosa ma capace di far crescere il gruppo proprio attraverso le difficoltà. Don Filippo ha infine accennato all’esperienza di servizio in Albania, che sarà raccontata più diffusamente il prossimo 17 ottobre insieme alla testimonianza di Giovanni, di ritorno da un’esperienza in Guinea-Bissau, concludendo con una riflessione sul canto spontaneo nato tra i ragazzi durante questi cammini, segno — a suo avviso — di un bisogno di liturgia che va oltre le semplici parole.

Nelle comunicazioni finali, don Pino ha confermato il calendario degli incontri del Consiglio per l’anno 2026-2027, anticipando la seduta di ottobre al giorno 15 per ragioni organizzative legate alla Festa della Comunità e al pellegrinaggio ad Assisi.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 13 giugno 2026

Un anno di cammino: il Consiglio Pastorale approfondisce la liturgia e si guarda indietro
Si è svolta lo scorso 13 giugno, nella Sala Oratorio Greco, l’ultima riunione dell’anno pastorale del Consiglio della Comunità “Giovanni Paolo II”, articolata in due momenti: un approfondimento sul tema della liturgia, terzo capitolo di una riflessione avviata in aprile, e un bilancio corale dell’anno appena concluso.
Ad aprire i lavori è stato don Pino, che ha voluto portare il confronto sulla liturgia a un livello più profondo rispetto alle due sedute precedenti, dedicate soprattutto agli aspetti concreti del celebrare. La sua tesi di fondo: il modo di vivere la liturgia rivela la concezione di Chiesa che si ha in mente, e nessun ritocco pratico basta se non cambia questa concezione di fondo. Don Pino ha ricordato come la riforma liturgica postconciliare, pur avendo il merito di riscoprire l’importanza della partecipazione attiva, non abbia prodotto automaticamente il cambiamento di mentalità sperato, lasciando talvolta una liturgia rinnovata nelle forme ma vissuta con atteggiamenti ancora “preconciliari”. Ha quindi proposto una serie di domande guida — quale Chiesa si cerca, quale ascolto della Parola si coltiva, quale silenzio si respira, quale attesa dal canto — invitando il Consiglio a un tempo di silenzio personale prima del confronto.
Dal dibattito sono emerse letture diverse e complementari. Due interventi hanno collocato le difficoltà del celebrare dentro una crisi più ampia, di fede e di mentalità individualista, ricordando come l’entusiasmo della riforma liturgica — vissuta un tempo come esperienza “travolgente” — si sia progressivamente svuotato per le nuove generazioni, che non ne hanno memoria diretta. Altri due consiglieri hanno insistito sul bisogno di formazione e di una “voce guida” che accompagni la comprensione dei gesti liturgici, mentre un altro ha offerto una lettura storico-sociologica, sottolineando come non bastino i ritocchi delle forme ma serva un cammino di vera trasformazione a partire dalla Parola. Una consigliera, portando la propria esperienza nel cammino Neocatecumenale, ha ribadito che occorre prima arrivare al “cuore del perché”: solo dopo i gesti liturgici possono ritrovare senso. Ugo ha infine proposto due piste concrete: valorizzare la dimensione relazionale della liturgia e ricostituire un gruppo liturgico aperto anche a voci esterne al Consiglio, suggerendo provocatoriamente di eliminare i foglietti a favore di un ascolto più vero.
Don Pino ha chiuso il confronto richiamando l’espressione del cardinal Martini sulle “rotture educative”: cambiamenti come l’eventuale eliminazione dei foglietti andranno accompagnati e spiegati, proponendo alla comunità un vero e proprio patto condiviso.
La seconda parte della mattinata è stata dedicata a un bilancio dell’anno pastorale 2025-2026, introdotto dal moderatore del Consiglio attraverso una scheda riassuntiva dei temi affrontati: la cura delle relazioni, il lavoro sulla liturgia, la missionarietà, il rinnovamento della visita alle famiglie e la gestione economica dei beni. Don Pino ha invitato i consiglieri a cogliere, attraverso l’operatività ordinaria, i segni concreti dell’azione dello Spirito — dagli itinerari biblici scelti per l’anno alla trasformazione degli incontri con i genitori dell’Iniziazione Cristiana in veri momenti di annuncio.
Il lavoro nei piccoli gruppi ha portato a una valutazione sostanzialmente positiva del secondo anno di cammino del Consiglio, giudicato più maturo del primo grazie alle relazioni ormai consolidate tra i membri — tornata più volte l’immagine del puzzle, dove la somma delle parti è più grande della somma dei singoli. Tra i frutti concreti, la buona riuscita delle visite natalizie, storicamente un punto dolente. Non sono mancati però i richiami a vigilare: in particolare sulla scarsa partecipazione alla parte liturgica e di preghiera degli incontri, a fronte di una maggiore vivacità nei momenti conviviali, con l’invito a non trasformare il Consiglio in un “club” autoreferenziale.
Nel raccogliere i fili della discussione, don Pino ha indicato il passaggio decisivo compiuto quest’anno: da un Consiglio inteso principalmente come luogo di gestione e organizzazione a un Consiglio che si pensa anzitutto come comunità. Ha infine sottolineato il valore dell’alternanza tra momenti di lavoro e momenti informali — come ritiri e mezze giornate condivise — che, pur apparendo talvolta una “perdita di tempo”, sono in realtà ciò che amplifica e rafforza il cammino comune.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 14 maggio 2026

Dalle criticità alle proposte: il Consiglio Pastorale disegna un rinnovamento del celebrare
Si è tenuta lo scorso 14 maggio, nella Sala Oratorio Goretti, la seconda parte del confronto del Consiglio Pastorale della Comunità “Giovanni Paolo II” dedicato al tema del celebrare domenicale, avviato nella seduta del 23 aprile.
Ad aprire i lavori è stato don Pino, che ha ricordato come le criticità già emerse — legate al coordinamento, all’organizzazione e alla scarsa presenza dei ragazzi alla Messa della mattina — non siano frutto di scelte deliberate, ma il riflesso di un’evoluzione in atto: la Messa delle 10.30 è diventata prevalentemente un appuntamento per una fascia d’età più adulta, mentre le celebrazioni serali registrano una presenza giovanile più significativa. La serata è stata dunque dedicata alla parte propositiva, articolata attorno a sei ambiti: formazione liturgica, revisione degli orari, rinnovamento musicale, cura della regia celebrativa, rapporto tra celebrazione e vita ed equipe liturgica.
Il confronto ha preso le mosse dal contributo scritto di un consigliere, che richiamando passaggi di Desiderio Desideravi di Papa Francesco ha proposto l’introduzione di brevi “pillole” formative durante la Messa per spiegare il senso dei gesti liturgici, oltre a ripensare il ruolo del canto — mai un obbligo — e lo stile dell’omelia, più legato alla vita concreta. Sul tema degli orari, una consigliera ha segnalato come la vicinanza tra le Messe di Goretti e Greco non favorisca la partecipazione, proponendo di ripristinare un servizio di accoglienza e di collegare la celebrazione a momenti di incontro più ampi.
Diversi interventi si sono concentrati sul coinvolgimento dei più giovani: uno ha insistito sulla necessità di un coinvolgimento non solo teorico ma emotivo, proponendo di affidare ai ragazzi la preparazione di alcune celebrazioni; un’altra ha però messo in guardia dal rischio di scambiare per formazione ciò che invece richiede basi liturgiche non ancora acquisite. Un’altra ancora ha lanciato una provocazione, osservando come molte famiglie vivano intensamente momenti comunitari informali (un karaoke, un incontro di catechesi) restando però lontane dalla Messa, interrogandosi su come “tirar fuori” quel bisogno di comunità già presente.
Don Filippo ha offerto una lettura più ampia, invitando a non ridurre il problema a uno schema “noi dentro, loro fuori”, e osservando come il bisogno umano di celebrare i momenti della vita — lauree, compleanni, lutti — sia comunque fortissimo, come dimostra l’alto numero di candele accese quotidianamente in chiesa. Ha proposto quindi di studiare nuovi “agganci” pastorali per accompagnare i passaggi significativi dell’esistenza, oltre a raccomandare stabilità negli orari e cura nell’animazione musicale, che deve mettersi al servizio dell’assemblea e non sovrastarla.
Sul metodo da seguire per eventuali cambiamenti, un consigliere ha proposto di non decidere “tra noi” ma di costruire un sondaggio semplice rivolto alla comunità, mentre un altro ha richiamato il rischio di fondo di una Messa vissuta come fatto individuale anziché comunitario, presentando una serie di proposte concrete: cura dell’accoglienza e del congedo, recupero dei momenti di silenzio, restituzione ai fedeli della preghiera dei fedeli, e soprattutto la costituzione di un’équipe liturgica, richiesta esplicitamente sia dal Papa che dal Vescovo.
Il dibattito si è arricchito di un confronto più radicale tra due consiglieri sulle cause profonde del fenomeno. Per uno non è la liturgia individualizzata a produrre la mancanza di comunità, ma viceversa: è l’individualismo diffuso della società occidentale benestante a riflettersi anche sul modo di vivere la Messa. Un’altra ha invece insistito sul legame tra Vangelo, celebrazione e vita, portando la toccante testimonianza di un gesto vissuto con i bambini della Prima Comunione — lo spezzare realmente il pane davanti a loro — capace di restituire significato autentico al rito, fino a essere richiamato spontaneamente a casa, a tavola. Da qui l’immagine che ha chiuso il suo intervento: le nostre Messe assomigliano spesso a un self-service, mentre l’obiettivo dovrebbe essere farle tornare a essere cene, banchetti.
Nelle comunicazioni finali, don Pino ha ricordato i prossimi appuntamenti: il pellegrinaggio al Sacro Monte, la Pentecoste del 24 maggio, la celebrazione di ringraziamento del 21 maggio per benefattori e sostenitori della comunità, l’avvio dell’oratorio estivo a giugno e l’incontro conclusivo dell’anno pastorale fissato per il 13 giugno.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 23 aprile 2026

Il Consiglio Pastorale si interroga sul senso del celebrare domenicale
Si è svolta lo scorso 23 aprile, nella Sala Oratorio Greco, una nuova riunione del Consiglio Pastorale della Comunità “Giovanni Paolo II”, dedicata a un momento di ascolto e ricognizione sul modo di vivere la Messa festivo-domenicale.
Ad aprire i lavori è stato don Pino, che ha collegato il tema al percorso già avviato con il Bilancio di Missione, dove erano emersi il calo della partecipazione e un progressivo affievolirsi del coinvolgimento comunitario. Il sacerdote ha chiarito che la serata non era chiamata a produrre soluzioni immediate, ma a raccogliere con onestà due tipi di osservazioni: gli aspetti positivi e le criticità del celebrare insieme. Come stimolo, ha proposto di partire dall’ascolto di alcune voci esterne, in particolare quella dei genitori quarantenni dei ragazzi dell’Iniziazione Cristiana, spesso presenti solo in occasione del cammino dei figli ma non abituali frequentatori della Messa domenicale — voci che segnalano difficoltà nel comprendere il linguaggio liturgico, una percepita distanza tra celebrazione e vita concreta, e la tendenza a riservare la domenica alle relazioni familiari.
Dal confronto in plenaria sono emerse letture diverse, spesso complementari. Alcuni interventi, come quelli di Giacomo ed Emanuele, hanno insistito sul fatto che il nodo di fondo non sia tanto linguistico quanto di fede: quando manca una trasmissione autentica della fede, nessun adattamento formale della liturgia può risultare risolutivo. Emanuele, in particolare, ha invitato la comunità a “fare pace con la realtà”, accettando la condizione di “piccolo gregge” senza rincorrere logiche di successo numerico.
Altri interventi hanno invece messo l’accento su fattori più strutturali e organizzativi. Luca e Chiara hanno parlato di una vera e propria frattura generazionale nel modo di vivere le relazioni e di frammentazione del tempo domenicale, mentre Clarissa e Chiara hanno sottolineato come la divisione tra le due parrocchie di Greco e Goretti dispersi le presenze, specie tra bambini, catechisti e famiglie, indebolendo il senso di un’unica comunità che celebra.
Non sono mancate riflessioni sul valore della partecipazione attiva: Giusi e Valentina hanno evidenziato come il coinvolgimento diretto dei ragazzi — nelle letture, nei doni, nel servizio liturgico — e un accompagnamento paziente alla comprensione dei gesti liturgici possano trasformare l’atteggiamento dei più giovani verso la celebrazione. Don Filippo ha ampliato lo sguardo richiamando l’efficacia della liturgia in momenti come le esequie, capace di parlare anche a chi è abitualmente lontano dalla pratica, e ha insistito sull’importanza di curare il clima di raccoglimento che precede la Messa.
A chiudere il confronto, Ugo ha riportato l’attenzione sulla dimensione comunitaria come cuore del celebrare cristiano, richiamando il modello degli Atti degli Apostoli — ascolto della Parola, Eucaristia, condivisione dei beni — e mettendo in guardia dal ridurre il coinvolgimento a una logica puramente funzionale di ruoli e incarichi: la comunità, ha ricordato, non si costruisce “per fare qualcosa”, ma “per essere qualcosa”.
Don Pino ha infine rimandato alla prossima seduta del Consiglio Pastorale la prosecuzione della riflessione su questo tema.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 26 marzo 2026

Il Bilancio di Missione 2025: tra segnali di vitalità e nodi economici da affrontare
Si è tenuta lo scorso 26 marzo, nella Sala Oratorio Greco, la riunione del Consiglio Pastorale della Comunità “Giovanni Paolo II”, convocata insieme al Consiglio Affari Economici delle parrocchie di Greco e Goretti per l’esame e l’approvazione del Bilancio di Missione 2025.
Ad aprire la serata è stato don Pino, che ha ricordato come l’esame del bilancio sia ormai un appuntamento stabile del cammino comunitario, frutto di un lavoro corale che ha coinvolto il Consiglio Affari Economici e la Diaconia prima di arrivare ai consiglieri, inviato in anticipo per permettere una lettura personale e riflessiva.
La presentazione, curata da Ugo, ha collocato il 2025 in un anno denso di eventi ecclesiali — il Giubileo, la morte di Papa Francesco, l’elezione di Papa Leone — e ha messo in luce alcuni dati di fondo. A fronte di una popolazione che supera i 16.000 abitanti nelle due parrocchie, la partecipazione alle Messe festive resta contenuta, intorno al 4%. Preoccupa soprattutto il netto calo dei battesimi (18 contro i 31 dell’anno precedente) a fronte di un numero di funerali ancora molto alto, segno di una crisi demografica e di un legame con la comunità che, ha sottolineato Ugo, “non si genera spontaneamente”.
Sul piano economico il quadro è duplice: a Goretti la comunità ha sostenuto con generosità l’onerosa spesa per il rifacimento delle vetrate della chiesa, mentre a Greco la situazione appare più delicata, con il calo drastico dei sostenitori storici del mutuo — i cosiddetti “Gedeoni”, passati da 150 a poche unità — che rende sempre più difficile sostenere il debito residuo. Una nota positiva è invece arrivata dall’ambito caritativo, cresciuto sensibilmente sia nelle entrate che nel tempo donato, con un impegno crescente del Centro di Ascolto anche su fronti nuovi come quello abitativo.
Il confronto in plenaria ha fatto emergere sensibilità diverse. Alcuni interventi hanno spostato l’attenzione dal problema finanziario a una domanda più radicale: come rendere la comunità capace di attrarre e coinvolgere nuovi partecipanti? Don Filippo ha evidenziato il buon andamento delle attività oratoriane, pur segnalando la fatica crescente nel reperire volontari e il nodo, ancora irrisolto, del raccordo tra vita dell’oratorio e partecipazione liturgica. Sul tema del volontariato si sono confrontate letture opposte: se qualcuno vi ha visto un punto di forza della comunità, altri hanno messo in guardia dal rischio che il ristretto numero delle consuete persone sia sovraccaricato di troppi impegni.
Ampio spazio è stato dedicato al nodo del debito di Greco, giudicato da più consiglieri una questione ormai strutturale più che congiunturale, al punto da far ipotizzare una gestione economica unitaria tra le due parrocchie. Due consigliere hanno invece invitato a non partire “dagli strumenti” della raccolta fondi, ma a interrogarsi sulla qualità della vita spirituale e comunitaria da cui, sola, può nascere una vera corresponsabilità economica. Diversi interventi hanno inoltre sottolineato la distanza percepita da molte famiglie “di passaggio” rispetto alla comunità praticante, e la necessità di comunicare con più continuità il senso delle richieste economiche.
Nelle comunicazioni finali, una condiviso una sua prossima esperienza missionaria estiva in Guinea-Bissau, mentre don Pino ha richiamato il programma della Settimana Santa ormai imminente. Ugo ha chiuso il confronto invitando gli stessi consiglieri a interrogarsi sulla propria disponibilità ad aderire a forme di sostegno continuativo, come primo segno di corresponsabilità. La seduta si è conclusa con l’approvazione del Bilancio di Missione da parte del Consiglio, passo necessario per la sua trasmissione alla Curia, e con una preghiera per la pace nel mondo.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 29 gennaio 2026

Visite alle famiglie e riflessione su missionarietà e sinodalità al centro del Consiglio Pastorale
Si è svolta lo scorso 29 gennaio, nella Sala Oratorio Goretti, la riunione del Consiglio Pastorale della Comunità “Giovanni Paolo II”, che ha registrato la partecipazione di tutti i membri del Consiglio e della Diaconia.
La serata si è aperta con la relazione di Ugo sulle visite alle famiglie svolte nel periodo natalizio, che per la prima volta hanno coinvolto l’intero territorio della parrocchia di Goretti, circa 4.750 nuclei familiari, attraverso tre modalità: visita tradizionale porta a porta, preghiera nei condomini e visita su richiesta. I dati presentati mostrano luci e ombre: se da un lato è cresciuto l’impegno dei laici, dall’altro si registra un aumento dei rifiuti alla visita tradizionale (dal 7% al 15,9%), mentre la modalità “su richiesta” — pur coinvolgendo solo 52 famiglie su 1.457 lettere inviate — ha mostrato una partecipazione più consapevole, generando in alcuni casi ulteriori occasioni di incontro. La raccolta economica complessiva è stata in leggera crescita rispetto al 2024 ma ancora lontana dai livelli del 2022-2023. Ugo ha sottolineato la necessità di approfondire il bilancio qualitativo dell’esperienza, prevedendo un momento di verifica con i visitatori.
Il cuore della serata è stato poi affidato a don Pino, che ha introdotto una riflessione sulle due parole chiave del cammino ecclesiale: missionarietà e sinodalità. Richiamando alcuni passaggi di Evangelii Gaudium e la lettera pastorale del vescovo Domenico Pompili, don Pino ha invitato il Consiglio a non ridurre questi termini a slogan, ma a leggere con onestà i limiti della vita pastorale, evitando sia la “tentazione della performance” sia lo scoraggiamento.
Nel primo giro di interventi sono emerse riflessioni profonde sul tema del limite e della fragilità: diversi consiglieri hanno sottolineato come l’ossessione per l’efficienza e i numeri rischi di produrre ansia e autoreferenzialità, mentre riconoscere la propria fragilità può diventare, paradossalmente, un ponte verso relazioni più autentiche. È tornato più volte anche il tema dell’ospitalità, intesa non solo come accoglienza organizzativa ma come disponibilità a lasciarsi coinvolgere dalla storia dell’altro. Non sono mancate voci di equilibrio, che hanno ricordato come i dati numerici restino comunque un criterio utile di lettura della realtà, purché non diventino un fine.
Il secondo giro di condivisione si è concentrato sulle piste per una conversione pastorale in chiave missionaria. Tra gli spunti emersi: l’idea che una comunità sia missionaria “tanto quanto è comunità”, il valore di una “buona performance” intesa come cura e ordine verso chi arriva, la proposta di generare nei più giovani uno spirito missionario attraverso esperienze di volontariato anche fuori parrocchia, e la testimonianza di relazioni fraterne nate non per affinità ma per incontro, come nel caso di una famiglia accompagnata dalla comunità attraverso il Centro di Ascolto.
A chiudere la serata, don Filippo ha anticipato l’avvio di un percorso di sei mesi con la Fondazione Oratori Milanesi (FOM), dedicato a una lettura approfondita della situazione dell’oratorio e a un discernimento sul suo futuro, che sarà al centro del prossimo incontro.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 27 novembre 2025

Il Consiglio Pastorale approfondisce il “perché” delle relazioni fraterne
Si è tenuta lo scorso 27 novembre, nella Sala Oratorio Goretti, una riunione del Consiglio Pastorale della Comunità “Giovanni Paolo II” dedicata a proseguire il cammino sulla cura delle relazioni avviato nell’incontro precedente.
Ad aprire la serata è stato don Pino, che ha inquadrato il lavoro del Consiglio nell’orizzonte più ampio del percorso sinodale della Chiesa universale, richiamando il 1700° anniversario del Concilio di Nicea e la recente Lettera apostolica In Unitate Fidei, proposta come chiave di lettura sul tema dell’unità della fede. Da qui il parroco ha ribadito i passaggi del metodo sinodale — ascolto personale, condivisione, elaborazione comunitaria e individuazione di passi concreti — sottolineando che il Consiglio lo sta apprendendo gradualmente, senza fretta, privilegiando il “camminare insieme” rispetto alla velocità dei risultati. Ha inoltre invitato i gruppi a non trascurare la dimensione della carità, risultata finora meno presente rispetto ai temi dell’ascolto della Parola e della vita comune.
Il lavoro è proseguito nei due gruppi, ciascuno chiamato prima a condividere le motivazioni personali che rendono importante la cura delle relazioni, poi a confrontarsi su proposte operative concrete.
Nel primo gruppo sono emerse riflessioni sul fondamento evangelico della fraternità, sul valore dell’accoglienza ricevuta e restituita, sulla convivialità come generatrice di gioia e sull’importanza dei “nuovi volti” per la vita della comunità. Il confronto si è poi concentrato su due proposte: l’incremento dei momenti di ascolto della Parola, dove è emersa la necessità di renderli più esperienziali e adatti alle diverse età; e le esperienze condivise capaci di creare una “storia comune”, tema su cui sono affiorate sensibilità diverse tra chi invita a consolidare anzitutto i legami interni e chi teme il rischio di autoreferenzialità.
Il secondo gruppo ha discusso partendo dal comandamento dell’amore e dal valore della gratuità come tratto distintivo della comunità cristiana, contrapposto alla logica “commerciale” dei rapporti. È stato citato anche un noto aforisma africano — “se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme” — a sottolineare il valore della coesione. Il confronto si è poi sviluppato su due proposte pratiche: la creazione di occasioni d’incontro tra i diversi gruppi di servizio, per superare la scarsa comunicazione interna e la frammentazione dei canali informativi (bacheche, whatsapp, sito); e l’istituzione di un servizio di accoglienza alla Messa, pensato per contrastare l’anonimato dell’assemblea, pur con criticità legate a fattibilità organizzativa e disponibilità di persone.
È stata infine discussa una proposta di Ugo per la consegna a domicilio dei pacchi alimentari in occasione delle festività, come gesto di Chiesa “in uscita” capace di creare relazione e conoscere meglio il territorio. L’idea è stata giudicata interessante ma delicata, poiché la visita a casa espone chi riceve più del semplice ritiro in sede: servono quindi formazione, gradualità e attenzione pastorale prima di poterla avviare.
Il quadro complessivo che emerge dalla serata è quello di un Consiglio che riconosce nella diversità delle sensibilità una ricchezza, pur scontando ancora una certa fatica nel tradurre le intuizioni condivise in scelte operative stabili.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 23 ottobre 2025

Il Consiglio Pastorale si interroga sulla cura delle relazioni fraterne
Si è svolta lo scorso 23 ottobre, presso la Sala Oratorio Goretti, la riunione del Consiglio Pastorale della Comunità “Giovanni Paolo II”, che ha visto la partecipazione di gran parte dei membri del Consiglio e della Diaconia.
Ad aprire i lavori è stato don Pino, che ha richiamato l’imminente traguardo dei 15 anni della Comunità Pastorale, occasione di bilancio e di rilancio. Riprendendo il cammino sinodale avviato negli anni scorsi e la proposta pastorale dell’Arcivescovo — secondo cui “il cammino della comunità nella missione richiede relazioni fraterne secondo lo Spirito” — don Pino ha invitato i presenti a interrogarsi sul bisogno di ritrovarsi come comunità per coltivare legami autentici.
Il cuore della serata è stato il lavoro in due gruppi, guidati rispettivamente da don Pino e don Filippo, chiamati a confrontarsi sul senso della sinodalità e su come tradurla in gesti concreti. Dal confronto sono emerse riflessioni condivise: il passaggio, spesso difficile, dai concetti teologici alla vita quotidiana; l’immagine di una “comunità elastica”, capace di accogliere legami di intensità variabile in un contesto sociale post-Covid più frammentato; la distinzione tra amicizia e fraternità, quest’ultima intesa come dono da vivere anche al di là della sintonia personale.
Non sono mancate le voci più critiche: alcuni consiglieri hanno sottolineato la fatica di percepire l’utilità concreta del Consiglio, la scarsa comunicazione dei verbali verso la comunità e la tendenza a discutere temi troppo astratti rispetto ai problemi reali del territorio.
Dal confronto sono scaturite diverse proposte operative: ripristinare un servizio di accoglienza all’inizio delle celebrazioni, moltiplicare i momenti di ascolto della Parola, rilanciare le “domeniche della comunità”, favorire esperienze condivise come pellegrinaggi e giornate di ritiro, e riconsiderare iniziative del passato come il “Giovedì della fraternità”, un tempo occasione di incontro conviviale per tutta la comunità.
A chiudere la serata, don Pino ha collegato quanto emerso allo spirito del capitolo 12 della Lettera ai Romani, ribadendo che l’obiettivo non è moltiplicare le attività, ma creare le condizioni perché nascano relazioni più autentiche, fatte di ascolto reciproco e semplicità.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 25 settembre 2025

Carissimi,

con la convocazione di giovedì 25 settembre il consiglio pastorale della Comunità ha iniziato il suo secondo anno di attività, riprendendo i punti che nell’uscita di giugno scorso erano risultati quelli meritevoli di più attenzione nel pensare l’attività pastorale dei prossimi anni.

Per ragioni di programmazione imminente si è partiti dalla riflessione sulla modalità di svolgimento delle visite natalizie alle famiglie, in considerazione sia dei riscontri raccolti dalle visite degli ultimi anni sia del numero di visitatori disponibili per questo servizio. L’obiettivo è che il tempo delle visite, per quanto limitato, possa davvero contribuire alla costruzione di relazioni con le persone del quartiere e non sia invece destinato, in buona parte, a suonare senza esito ai campanelli di porte che restano chiuse oppure a constatare l’inaccessibilità di alcuni condomìni.

Già da molti anni per varie ragioni non è più praticabile la copertura “a tappeto” delle abitazioni del territorio delle due parrocchie, per cui sempre più la programmazione delle visite tradizionali casa per casa impone l’adozione di criteri che garantiscano l’alternanza della visita di anno in anno e al tempo stesso una risposta adeguata sia ai condomìni che organizzano la preghiera negli spazi comuni sia alle persone che desiderano ricevere la visita ma che, per motivi di età o di salute, non hanno la possibilità di partecipare alla preghiera comune.

Quanto alle preghiere nei condomìni, è emerso l’auspicio che ogni membro della comunità si senta chiamato a farsene promotore nel proprio condominio.

Accanto alla visita natalizia si è inoltre ripresa la proposta di programmare durante il tempo ordinario dell’anno quelle che abbiamo chiamato “visite di relazione”. L’opinione condivisa è che altre occasioni di interazione con le famiglie del territorio là nei loro luoghi di vita contribuiscano a mantenere un dialogo costante con loro e costituiscano un segno di attenzione e cura delle relazioni personali. Dai gruppi che operano nelle parrocchie può scaturire l’individuazione più efficace sia dei tempi che delle persone a cui proporre la visita tra quelle con cui gli operatori pastorali vengono in contatto nello svolgimento del loro servizio nella comunità; ad esempio, si pensi alle famiglie dell’iniziazione cristiana, agli anziani, alle famiglie che si rivolgono al Centro di ascolto.

Rimaniamo in contatto e ci sentiamo alla prossima “puntata”.

A presto.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 14 giugno 2025

Carissimi,

il consiglio pastorale della Comunità, nella formazione costituitasi nel maggio del 2024, ha compiuto un anno!

Sabato 14 giugno, quasi esattamente un anno dopo la sua prima riunione, si è convocato ancora nella suggestiva sede del centro Nocetum, allo scopo di fare il punto sul percorso fatto insieme e per tracciare le linee guida per il lavoro del prossimo anno.

Il “filo conduttore” dell’anno trascorso è stato il rapporto tra la comunità pastorale ed il territorio in cui è inserita, a partire da una interessante lettura della realtà guidata dai dati statistici (uno su tutti: circa il 4% dei residenti partecipa alla celebrazione eucaristica), proseguita con alcune importanti evidenze fornite dalla visita natalizia alle famiglie, anche in vista di un futuro ripensamento circa la modalità di svolgimento di questo appuntamento.

Il passaggio successivo ha portato l’attenzione sull’individuazione dei bisogni emergenti nel territorio, per approdare, dopo una riunione dedicata al bilancio di missione, ad uno sguardo specifico sulla realtà giovanile e sulla relazione con la comunità degli adulti.

Con tutti questi elementi sullo “sfondo”, il consiglio in questa ultima riunione dell’anno si è suddiviso in due gruppi.  Uno chiamato a riflettere sulla consapevolezza, nella Comunità, di una formazione anche spirituale come condizione per essere realmente testimoni di speranza nel dialogo col territorio nel nostro tempo. L’altro gruppo ha invece lavorato sulla rilettura delle iniziative già in atto a servizio delle famiglie del territorio (visita nelle case, oratorio estivo, catechesi iniziazione cristiana, Caritas, doposcuola, anziani, …) per una valorizzazione ed eventuale riqualificazione.

Entrambi i gruppi hanno sintetizzato quanto emerso nella discussione proponendo alcune “mozioni”; ed è stato effettivamente un esercizio utile a dare concretezza alle proposte che nel nuovo anno verranno riprese come punto di partenza del lavoro del prossimo anno pastorale.

Buona estate 2025 e a presto.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 20 febbraio 2025

Giovedì 20 febbraio i consiglieri che ne hanno avuto la possibilità si sono convocati alle 19:30 presso la cappella feriale della chiesa di S. Maria Goretti, per sostare in silenzio e preghiera davanti all’Eucaristia, accompagnati dalla riflessione sui testi proposti in preparazione dei lavori.

Poi via, tutti insieme per una cena condivisa.

Da quest’anno stiamo sperimentando la modalità di ritrovarci per spendere insieme un tempo di preghiera e di convivialità prima della riunione, allo scopo di facilitare un clima favorevole alla conversazione nello Spirito quando ci si confronta sui temi all’ordine del giorno.

In quella serata, in cui peraltro tutti i convocati erano presenti, dopo l’introduzione di don Pino ci siamo suddivisi in due sottogruppi per lavorare, ciascuno al proprio interno e poi in plenaria, sul tema dei bisogni emergenti nel territorio in cui viviamo, stimolati da alcune domande, per maturare alcune scelte per il cammino della Comunità.

Il dibattito, in entrambi i gruppi, è risultato molto intenso, segno inequivocabile che c’è un forte coinvolgimento, desiderio di imparare a leggere i cambiamenti in atto nei nostri quartieri e interpretarne le domande più profonde che si intrecciano con quelle più “pratiche”.

Sarebbe pretenzioso riportare in questo spazio tutta la ricchezza delle riflessioni emerse, ma ci sarà il modo e il tempo giusto per restituire alla Comunità i frutti che stanno maturando.

Il prossimo appuntamento del Consiglio Pastorale è collocato nel tempo di Quaresima: a risentirci presto.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 16 gennaio 2025

Nella riunione del 16 gennaio, con l’occasione del rinnovo della diaconia della nostra comunità che è seguita al rinnovo del consiglio pastorale e del consiglio per gli affari economici, abbiamo raccolto da Giusy, che ha terminato il suo servizio nella diaconia, una ricca testimonianza del lavoro e del clima di collaborazione e stima che ha “respirato” in questo organismo della comunità, riportando alla nostra memoria i passaggi più importanti che hanno accompagnato la costituzione della nostra comunità pastorale e la sua progressiva crescita via via fino ad oggi.

Ricordiamo che la diaconia ha il compito di accogliere le indicazioni del consiglio pastorale traducendole in iniziative concrete e di coordinare l’attività di commissioni parrocchiali, gruppi e operatori pastorali.

Nel nuovo assetto della diaconia cresce, accanto ai sacerdoti e al diacono, la componente dei laici e, in essa, la rappresentanza femminile.  

È stato poi dedicato un tempo per la rilettura della recente esperienza della visita alle famiglie in occasione del Natale. A partire dai riscontri forniti dai sacerdoti, dal diacono e dai laici che hanno visitato le case, si è lavorato su alcune domande e spunti di riflessione, sempre in vista di una cura più attenta delle relazioni tra comunità e territorio, di cui la visita annuale è riconosciuta come momento importante, forse irrinunciabile ma verosimilmente da ripensare su alcuni aspetti messi in evidenza appunto da chi ha vissuto in prima persona questo servizio.

Ci aggiorniamo alla prossima puntata.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 21 novembre 2024

La riunione del 21 novembre ha preso in esame il rapporto tra la comunità pastorale ed il territorio in cui è collocata, a partire da un’analisi di dati riguardanti il Decanato Niguarda-Zara e poi, più in dettaglio, le due parrocchie della nostra comunità pastorale, in cui risiedono circa 16.000 persone suddivise in modo molto eterogeneo sotto diversi punti di vista.

Si tratta di conoscenze importanti per la progettazione consapevole della pastorale dei prossimi anni; ad esempio, l’osservazione della partecipazione alle celebrazioni domenicali ci dice che su un arco di 20 anni (dal 2004 al 2024) si è verificata – in proporzione al numero di residenti – una riduzione molto consistente, che ci pone oggi al di sotto della media nazionale e cittadina.

Così come la lettura dell’andamento del numero di battesimi, comunioni, cresime, matrimoni e funerali, che ci confermano gli andamenti nazionali.

Oppure ancora la presenza, su questo territorio, di un numero confortante di realtà associative e attività organizzate per il bene comune, alcune delle quali collegate alle parrocchie ed altre alla società civile.


Aggiornamenti dalla riunione del consiglio pastorale del 3 ottobre 2024

Nuovo Consiglio pastorale: pronti? Via!

L’elezione del nuovo consiglio pastorale della nostra comunità per il periodo 2024-2028, avvenuta lo scorso maggio, ne ha rinnovato in modo importante la composizione si è quindi ritenuto utile organizzare “a caldo”, già a metà giugno, un incontro conoscitivo dei consiglieri. Nell’accogliente cornice del centro di spiritualità e solidarietà Nocetum, nei pressi di Chiaravalle, abbiamo messo in comune desideri, dubbi, sogni all’avvio di questo servizio nella comunità. Pur con diversi accenti e aree di attenzione, si è riconosciuto il tratto comune della consapevolezza che una comunità cristiana potrà rendere ragione della propria speranza agli uomini e alle donne del nostro tempo solo se immaginerà nuove strade di dialogo e di vicinanza alle persone.

In questo senso, nella riunione iniziale del 3 ottobre del consiglio pastorale oltre a condividere l’adozione di un metodo di lavoro improntato allo stile della fraternità e della cura delle relazioni, si è convenuto che uno dei primi argomenti da prendere in esame quest’anno è il dialogo tra comunità e territorio.

Il prossimo appuntamento del consiglio è il 21 novembre: vi daremo notizie sui “lavori in corso”.