La Parola – Itinerario di ottobre

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20 10 2025

Itinerario di ottobre – 3

 

Matteo 25, 31-46

 

Care amiche, cari amici, concludiamo il primo itinerario del Vangelo: ci siamo soffermati sulle parabole del Regno in Matteo 13,44-52 e ora ci sia di nutrimento e di speranza la sosta preziosa sul grande affresco del giudizio universale: Matteo 25, 31-46.

Con l’evangelista, ci spostiamo sull’ultimo grande discorso di Gesù, il discorso escatologico: Matteo 24-25.

Un invito importante: non isoliamo questo discorso e, in particolare, il racconto del giudizio universale, da tutto l’insieme del Vangelo-buona notizia.

Teniamo vivo il filo dell’incontro con Gesù, con l’annuncio del Regno, con le straordinarie parabole della misericordia, con la disponibilità di Gesù a far conoscere l’amore del Padre attraverso la sua vita… Volete che il giudizio finale, incastonato tra le parabole e i discorsi di Gesù e il racconto della sua passione e morte, ora sospenda l’annuncio della buona notizia e dica altro? Dica dell’irrompere sulla scena di un giudice che implacabilmente emette la sentenza definitiva, premiando i giusti e punendo gli empi (… e io speriamo che me la cavi)? Va inteso così il racconto, a sé stante?

Il grande giudizio non è una parentesi strana, incongruente con Gesù e il suo Vangelo, ma è il momento culminante del suo Vangelo, l’incontro pieno di vita con l’amore gratuito, esemplificato attraverso il riferimento ai gesti essenziali della cura dell’altro.

L’incontro con l’amore che ci accoglierà porterà a maturazione la nostra libertà: saremo invitati proprio dall’amore a fare piena verità sul nostro cammino e saremo invitati, nella misericordia, ad assumere il senso delle nostre scelte e dei nostri gesti, ci verrà chiesto infine se vorremmo dire di sì definitivamente all’amore “con piena avvertenza e deliberato consenso”. Questo, il paradiso: venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi…

Certo, resta la possibilità del rifiuto e della chiusura: via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Maledetti da chi? Non dal Padre! ma dalla propria scelta, che rinserra nella maledizione della solitudine e dell’esclusione dalla comunione.

Alla nostra libertà di compiere, alla luce della misericordia e della verità, la propria scelta definitiva di vita o di morte, la morte seconda, quella vera. La nostra speranza è che nessuno percorra questa via e che invece ciascuno, a qualunque popolo, condizione, fede o non fede, appartenga, si lasci attirare dalla forza dell’amore.

Il grande racconto del giudizio è permeato da questo “respiro”, ci chiama al confronto liberante con l’amore e illumina, mentre siamo in cammino, il compito dei nostri giorni sulla terra: lasciarci attirare e condurre dallo Spirito a vivere dell’agape di Dio nelle opere dell’accoglienza e della cura. Così entriamo nella Vita e partecipiamo di Lui, che è agape-amore-dono-incondizionato.

Nell’accostarci al racconto del giudizio universale, è probabile che siamo trattenuti, quasi senza accorgercene, dallo sguardo che una certa tradizione ci ha consegnato (dies irae, dies illa…).

Che queste brevi note introduttive ci aprano alla bellezza dell’incontro con il Signore. Così, ora “gustiamoci” le sorprese e i tratti particolari del racconto del grande giudizio, manifestazione dell’agape del Pastore grande delle pecore (Ebr 13, 20), Gesù, costituito da Dio giudice giusto (2 Tm 4,8) dei vivi e dei morti (At 10,42).

Si tratta del grande racconto della venuta di Gesù nella sua gloria, un incontro straordinario, pieno di stupore e di meraviglia, perché riempito della gloria dell’amore di Dio. E’ l’incontro con il Pastore, lo svelamento del senso profondo della storia, la sorpresa della gloria consegnata ai piccoli e agli esclusi, la sconfitta del nemico di Dio, il trionfo dell’umanità radunata davanti al volto di Gesù per condividere con lui l’eredità del Regno da sempre preparato per noi dall’amore del Padre.

Questo racconto, con le sue grandiose scene finali, vuole “premere” sul cammino che stiamo percorrendo, con la luce che viene dall’incontro finale: quella luminosità ci può raggiungere qui e ora e può convertire il nostro cuore e il nostro tempo. Impagabile è scoprire qual è il senso di ogni cosa e trovare il bandolo della matassa, adesso. Scoprirlo “alla fine”, sarebbe troppo tardi e non servirebbe granché. Verso dove? Cosa conta veramente? Cosa è decisivo per il Figlio dell’uomo che viene nella sua gloria a svelare definitivamente il senso di ogni cosa? Anche questa pagina del Vangelo di Matteo ci vuole conquistare con le sue “sorprese”.

Gesù ci ha promesso che tornerà. Un tempo, “da ricco che era”, è entrato in questo mondo, facendosi povero, condividendo la nostra umanità. Un giorno, Gesù, il Figlio, tornerà per portarci nello splendore della sua gloria. Quando sarà, non lo sappiamo. Solo il Padre lo sa.  Come sarà la sua venuta alla fine dei tempi? Non conviene fare troppi voli di fantasia, non è il caso di pensare a quell’incontro come il momento del premio dei giusti e del castigo dei malvagi, tralasciando il criterio fondamentale con cui si svolge il giudizio: la relazione con gli altri. Mettiamoci in ascolto del racconto di Gesù: da esso vengono tante luci per il nostro camminare.

  • Gesù anche questa volta preferisce parlare di sé come Figlio dell’uomo. Lui verrà nella sua gloria! Siederà sul trono della sua gloria!
  • E cosa farà? Farà come ha fatto in quel tempo di grazia che passò con i discepoli che amava: fece il pastore che dà la vita per le sue pecore. Farà il Pastore Grande che si prende cura di tutte le pecore. Le radunerà dalla loro dispersione. Le separerà, pecore e capre, per accudirle secondo le loro diverse esigenze: alla sera, le une al chiuso, le altre all’aperto.
  • Questa separazione, cura del pastore, è segno di quello che avverrà alla fine: una separazione, cura del pastore, per la vita di tutti.
  • E sarà un raduno per tutti i popoli: discepoli di Gesù e non, credenti e non, ebrei e pagani, …, tutti chiamati a questo incontro di tutte le genti: che spettacolo!
  • Saremo radunati davanti a lui, il Figlio dell’uomo, Gesù Cristo! Sorpresa. Non davanti al trono di Dio Padre, ma alla gloria del Figlio: davvero il Padre si ritrova in piena sintonia con il Figlio e ha consegnato a lui l’eredità del suo Regno.
  • Per chi sarà l’eredità del Regno? Con quale criterio viene consegnata l’eredità? Sorpresa: sulla base delle relazioni con gli altri, in particolare con i piccoli e poveri, con gli esclusi e gli scartati dall’umanità. Non conta quanto sono stato religioso o meno, quanto sono stato importante o meno, quanto sono stato grande o meno davanti al mondo…Conta la cura per gli altri, in particolare per i bisognosi.
  • Sorpresona: l’avete fatto a me! Come?! Tu?! Sì, io, il povero, il mite, il piccolo nei poveri, nei piccoli. Lui è venuto, povero, mite, coinvolgendosi nelle piaghe delle vicende umane.
  • Lo Sconosciuto: si presenta nei piccoli della terra per mettersi nella condizione di essere amato, di muovere il nostro cuore all’amore, di convertirci in profondità.
  • I giusti: sorpresa, non sanno di esserlo, semplicemente si sono lasciati prendere dal bisogno del fratello, della sorella. L’amore, la compassione, la cura hanno preso spazio nei loro cuori.
  • Vuol dire che Lui, l’erede scartato e ucciso (Mt 21), con la sua mitezza e il suo essersi fatto bisognoso, è davvero capace di condurci all’amore e alla cura della vita dei piccoli. Grande sorpresa. È possibile amare! Proprio in questo mondo!
  • La benedizione si realizza, la maledizione di non amare arretra, il diavolo è sconfitto dallo Sconosciuto povero e umile che suscita amore nei cuori degli umani: così la gloria del Regno brilla per noi sui volti piagati dell’umanità derelitta.
  • Che la scena finale che ci attende ci persuada oggi della benedizione che viene dal prendersi cura e dall’entrare nell’amore. Così, possiamo essere liberati per la vita dal rischio della maledizione, che è la scelta di vivere per sé, chiudendo il cuore al volto e al bisogno del fratello con cui, in nome dell’umanità comune, siamo chiamati a condividere pane, acqua, vestito, conforto, sostegno, speranza di riscatto…
  • Per 4 volte, nel racconto di Gesù, ritornano le opere della misericordia: sono da imparare a memoria e da imprimere nel cuore di ciascuno di noi.

Buon ascolto, buona contemplazione!


Itinerario di ottobre – 2

 

Mt 13, 44-52

 

Eccomi al terzo invio, dopo la presentazione delle proposte di ascolto per quest’anno e la prima traccia sulle parabole del Regno.

Avete dato un’occhiata ai due precedenti invii? Vi siete fermati su qualcuna delle domande poste all’ascolto personale? Avete avuto modo di trafficare sulle due “parabolette” del tesoro nascosto nel campo e del mercante in cerca di perle preziose?

Se sì, potremo condividere qualcosa di questo ascolto. Se, invece, no, potete sempre recuperare attenzione e proposta[1].

Man mano che ci addentriamo nelle parabole di Gesù, scopriamo che è come entrare in un’officina: se ci lasciamo coinvolgere in quell’officina che sono le parabole, succede anche a noi di poter diventare lavoratori che producono, attraverso la loro vita, nuove parabole.

Ancora una domanda: avete cercato e trovato qualcuno, fratelli e sorelle, con cui condividere l’ascolto della Parola? Genitori con figli, famiglie amiche, vicini di casa, colleghi di lavoro, realtà di servizio nella comunità, …? Siete a conoscenza che, proprio per rispondere a questa necessità, nella nostra comunità ci sono spazi settimanali di ascolto e condivisione della Parola? Al martedì e al venerdì.

 

Torniamo alle parabole del Regno dei cieli. Le storie dell’uomo che ha trovato un tesoro d’immenso valore e del mercante in cerca di perle preziose fanno “da specchio” alla storia di ciascuno di noi. A me, a te come è andata, come sta andando? È accaduto qualcosa del genere? Qual è il mio tesoro? Qual è la mia ricerca, oggi? Mi sto affinando nella ricerca delle cose del Signore? Sento farsi strada in me il desiderio di diventare un intenditore o mi accontento di quello a cui sono? Quante storie-parabole avremmo da raccontarci gli uni gli altri… Bisognerà cominciare, prima o poi. È un esercizio nello Spirito molto fecondo e produttivo, proprio come un’officina al lavoro.

Ascoltando ascoltando, resto colpito, tra l’altro, dalla concretezza dei riferimenti: campo, tesoro, averi, vendere, comprare, mercante, andare in cerca, perle preziose, una perla di grande valore… Geniale, Gesù! Parlare del Regno attraverso la realtà dell’economia e degli affari che rendono! E noi a pensare che questi rimandi economici siano da intendere “in senso spirituale”, separando, noi, lo spirituale dal materiale… Invece, Gesù, no. Sa molto bene che il materiale è spirituale e che una vera esperienza spirituale deve essere materiale. Gesù, attraverso queste immagini, vuole che arriviamo anche noi a cogliere l’unità di materiale e spirituale. Ve la lascio così, parliamone… Non qui, non ora, ma con un invito: ad integrazione di questo tema, potremo sostare su Matteo 6,21; 6,24; 12,35; 13,22; 13,52; 19,21; Luca 12,34; 16,4-7.9-13…E poi Levi, Zaccheo, …

Gli ultimi tre passaggi

  1. La parabola della rete. Torniamo sulle rive del lago per assistere a una pesca ordinaria. Il discepolo che ha trovato il tesoro e la perla di grande valore del Regno sa di essere chiamato a diventare pescatore di uomini, radunando ogni genere di pesci. Certo, questa pesca può tirar su qualcosa che non è prezioso, anzi addirittura cattivo. Ma anche questo fatto crea una possibilità in più per chi possiede il tesoro del Regno e lo vuole comunicare e donare.

    La rete: è fatta per raccogliere e tenere insieme, proprio come il Regno. In questa parabola, caso unico in tutto il NT, viene usato il termine σαγήνῃ, cioè, rete a strascico, usata per quel metodo di pesca. Provoca maggiore confusione: raccoglie un po’ di tutto. Si tratta proprio della missione allargata a tutti i popoli! C’è qui un forte invito missionario da rivolgere a tutte le genti: i tesori del Regno sono da far conoscere al mondo intero!

    L’azione dei discepoli è quella di pescare, radunare e far convergere verso il Regno. Non è loro compito quello di valutare e giudicare la qualità dei singoli pesci e dividerli in buoni e cattivi. La compresenza di ogni genere di pesci favorisce la trasmissione del messaggio del Regno e richiede di tenere aperto il proprio tesoro. Toccherà poi agli Angeli di Dio, nel giudizio finale, fare la cernita e separare. Il contatto tra buoni e cattivi, il mescolamento, si rivela occasione propizia perché tutti possano essere accolti nel Regno del Padre. In attesa del futuro che dovrà accadere, oggi siamo invitati a stare nella stessa rete: per tessere contatti e allargare il più possibile la rete affinché tutti abbiano a far parte del Regno. Questa parabola, mentre annuncia la separazione finale, non può nascondere la caratteristica del Regno come luogo senza discriminazioni e recriminazioni, dove il cattivo sta a fianco del buono. In questo contatto tutti sono chiamati a non perdere l’opportunità per crescere e per cambiare…!

  2. Avete compreso tutte queste cose? Questa volta è il Maestro ad interrogare i discepoli. La domanda è rivolta anche a noi, oggi presenti al dialogo. Siamo invitati a cogliere il valore della posta in gioco e a prendere posizione, esprimendo un giudizio e facendo una scelta. In questo modo, la parabola arriva alla sua completezza. Vuoi stare al gioco, vuoi entrare nella sfida di queste parabole? È questo il momento di prendere posizione e di esporsi. Capite? Le parabole sono per condurre a decidere di cambiare nella prospettiva del Regno. Nessuno può dire di aver capito tutto quanto Gesù ha detto, ma può verificare se stesso, se cioè è disponibile all’apertura e alla continuazione del gioco di ascolto con sempre ulteriori sviluppi. Gesù a questo punto si espone al rischio di non essere stato compreso, non tanto nei contenuti, ma nell’invito a cambiare in direzione del Regno e quindi di non aver prodotto alcun cambiamento nei suoi ascoltatori, che siamo noi. Con questa domanda c’è in gioco la relazione tra Lui che ce la pone e noi che l’ascoltiamo. Signore, donaci la grazia di poterti dire di sì, e riconoscere che, attraverso le tue parabole, siamo stati pescati dalla rete che hai gettato.

  3. Veniamo alla conclusione, con la figura dello scriba diventato discepolo del Regno: come un padrone di casa tira fuori dalla sua dispensa cose nuove e cose antiche. Una conclusione densa. Ci parla di qualcuno disponibile a tornare, più di una volta, ad ascoltare le parabole con maggiore attenzione e con la saggezza e la volontà di approfondire e di raccontare. Si diventa scribi del Regno, quando si è disposti ad entrare nella nuova visione del mondo e della vita che le parabole hanno dischiuso. A quel punto, dentro un’esperienza personale, lo scriba diventa capace di raccontare il Regno con nuove parabole. Questa figura è simile a quella di un padrone di casa, che vive la sua responsabilità nei confronti dei propri familiari. Questo padrone di casa è capace di custodire e amministrare le parabole e le altre cose dette da Gesù lungo tutto il suo insegnamento. Va nel deposito della casa dove custodisce i beni necessari alla famiglia e da lì tira fuori cose nuove e vecchie. È capace di prendere sia quello che è nuovo sia quello che è vecchio, a seconda delle situazioni. Le cose nuove non sarebbero tali senza la consapevolezza di quelle antiche. Chi non sa conservare le cose vecchie non è capace neppure di possedere e di apprezzare le nuove. Occorre un padre di famiglia capace di praticare la sintesi e di rivisitare il vecchio a partire dal nuovo. Eccoci invitati ad agire sul piano della creatività e della novità per presentare la realtà del Regno quale messaggio sempre nuovo e sempre antico.

Signore, donaci il tuo Spirito: ci insegni a saper dire con parole nostre quanto abbiamo ascoltato dalle parabole di Gesù e saperle tradurre a partire dalla novità del tempo che stiamo vivendo. Un lavoro sempre aperto, da condividere con gioia, per il bene di tutti.

 

[1] Sul sito della Comunità pastorale trovate le puntate precedenti. www.gorettigreco.it


Itinerario di ottobre – 1

Mt 13, 44-52

 

Cara Comunità,

per lasciarci condurre alla grazia che riceviamo dal mistero che celebriamo, rinnovo l’invito a fare spazio a un racconto evangelico come “nota di fondo” e “riferimento comune” per un tempo liturgico. Spezzando e condividendo il pane della Parola e dell’Eucarestia, ci nutriamo dell’unico pane che è Gesù.

La Parola propone itinerari per camminare. Dalle abbondanti pagine della Liturgia domenicale, anche quest’anno, vogliamo raccogliere il dono di alcuni Vangeli come filo conduttore per un itinerario condiviso tra tutti nella nostra CP: da viandanti solitari a Comunità che cerca di camminare insieme.

Nell’arco di un mese, poco o tanto, velocemente o in modo più approfondito, tutti siamo invitati a fare spazio a un riferimento evangelico comune e condiviso. Ne assaporiamo la lingua, le scene, le immagini, la sapienza, la buona notizia… La Parola e lo Spirito lavorano nei nostri cuori e tessono la tela della Comunità. È# bello sognare tutto questo nel Signore!

Investiamo, per questo, nelle occasioni di ascolto e di condivisione della Parola: nelle case, tra famiglie, tra persone amiche, negli spazi comunitari!

Gli appuntamenti comunitari di ascolto della Parola, poi, non sono un impegno in più o un gruppo tra gli altri… In essi si dà la vita della Comunità dei fratelli e delle sorelle che si radunano proprio per mettere al centro la Parola del Signore, per ascoltarla e condividerla.

Per chi è viandante e cerca il Signore, la porta della Comunità è sempre aperta: si entra e si esce con la libertà dei fratelli e delle sorelle, ascoltando e camminando insieme. Ripartiamo! Pellegrini di speranza.


 

Il nostro lezionario, giustamente, dedica spazio al discorso in parabole di Gesù, secondo il Vangelo di Matteo. Questo il percorso nei 3 anni liturgici domenicali:

Anno AMatteo 13,3b-23

Anno BMatteo 13,24-43

Anno C Matteo 13,44-52, è il vangelo di quest’anno.

 

Forse ricorderete che nell’ottobre 2023 abbiamo dedicato il primo itinerario di ascolto di quell’anno a Matteo 13,1-33. Ne sono venute fuori ben cinque tracce.

Era avvenuto il massacro del 7 ottobre compiuto da Hamas nei confronti degli Israeliani, a cui è seguita la ritorsione di Israele contro la striscia di Gaza: due anni di odio e di violenza, di distruzione e di morte. Ora, dopo questi interminabili mesi, si è aperta una tregua e tutti speriamo che porti alla pace.

In questa umanità, segnata dai conflitti, c’è bisogno di parole che diano luce, che guariscano le ferite, che mostrino un’alternativa possibile, fonte di speranza. Signore, da chi andremo? Solo tu hai parole di vita vera.

Nuovamente ci vieni incontro con il sogno, il tuo, del Regno dei cieli. Chi ti ha incontrato un tempo e chi ti incontra oggi trova in te i tratti felici di questo Regno, promesso a chi se ne lascia attrarre. Raccontaci ancora del Regno e della gioia che accade a chi lo incontra, incontrando te.

Noi, uditori del 2025, stanchi e distratti, ti ascolteremo? Lasceremo che tu ci parli da capo del sogno tuo e del Padre? Non siamo piuttosto assuefatti o addirittura refrattari alle tue parole? Ci riconosceremo così poveri e bisognosi da affidarci al soffio del tuo Spirito?

Troverai in noi cuori disposti a concederti un po’ di spazio, a permetterti di scaldarci con la fiamma viva della tua speranza? Come, oggi,inventerai parabole intriganti, intrecciate di immagini e parole semplici e profonde, per entrare in sintonia con la nostra umanità incredula e assetata? Userai con noi la via delle tue parabole, uniche e inconfondibili? Saremo così agili e desti da accettare di stare al gioco dei tuoi racconti? Non è come dire trovare un uditorio aperto, in ricerca, disponibile all’ascolto… Spesso ai tuoi discepoli dicevi: chi ha orecchi, ascolti! Davvero, vieni Spirito Santo!

Dopo aver dipinto vari tratti del Regno, con i vv. 44-50 facciamo un passo avanti: altre tre parabole che fanno balenare cosa accade a coloro vi si coinvolgono. Diventano loro stessi una parabola del Regno.

Immaginiamo di preparare un’intervista ai discepoli del Regno. Possibili domande: cosa facevi nella vita? Come ti sei imbattuto nella proposta del Regno dei cieli? Come hai incontrato Gesù? Cosa ti è successo? Come è cambiata la tua vita? Cosa hai deciso di fare e cosa hai fatto, e perché? E poi? Proviamo a ricostruire come finora è andata a noi…

L’uomo che trova un tesoro. La dinamica del Regno è tale da innescare un cambiamento profondo nella vita delle persone e richiede a chiunque intelligenza e prontezza per non perdere il possesso del tesoro. Il centro di questa parabola non sta tanto nell’oggetto ritrovato e nel suo valore inestimabile quanto nel protagonista della breve storia e delle sue scelte, scelte indovinate in relazione alla novità del Regno annunciate. Come Matteo, seduto al banco delle imposte, si tratta di saper fare buoni affari: davanti all’occasione più importante di tutta la vita, il calcolo dell’esattore delle tasse Matteo non è stato sbagliato e ha prodotto molto frutto attraverso una pronta risposta. Egli abbandona i tesori della terra per guadagnare quello più grande: il Regno dei cieli, annunciato e reso presente dalla persona di Gesù.

In questa parabola è caratteristico l’utilizzo del tempo presente: va, vende quanto possiede e compra quel campo… Anche oggi c’è chi sa compiere la scelta giusta di vendere tutto per seguire Gesù: ha compreso nell’oggi la parola annunciata da Gesù e non si è lasciato sfuggire la grande occasione della sua vita. Il fatto che il tesoro trovato viene nascosto di nuovo da colui che l’ha scoperto va interpretato nel dinamismo della parabola: questo gesto porta al possesso definitivo diquel tesoro, che quindi sarà aperto e utilizzato e condiviso. La scelta di seguire Gesù è radicata nella consapevolezza che si tratta della cosa migliore da fare. Possedere poi quel tesoro comporta che il discepolo lo faccia conoscere anche agli altri come la straordinaria occasione che si è presentata nella sua vita. In questo modo, egli condivide la ricchezza che possiede, apre la bocca in parabole e racconta…

Il mercante che trova la perla preziosa. Nonostante il messaggio di questa parabola sia sostanzialmente lo stesso della precedente, è opportuno valorizzare soprattutto le differenze. Una differenza è che in

questo caso non si parla del sentimento della gioia. Sembra che non ci sia più l’entusiasmo degli inizi, forse si è di fronte a un discepolato più maturo o forse anche un po’ stanco, che corre il rischio di un affievolimento della capacità di meravigliarsi e di restare affascinato dalla realtà del Regno. Il narratore dunque ci invita a chiederci: perché questa assenza della gioia e dell’entusiasmo vissuti in passato all’incontro con il Regno? Ci fa bene sentirci rivolgere questa domanda. Siamo ancora disposti al cambiamento e alla libertà da tutto pur di possedere il Regno? Ma c’è anche un’altra pista da percorrere, rappresentata proprio dal mercante di perle preziose che possiede la competenza del fine attento ricercatore di tutto quanto è bello e vale la pena di essere acquistato. Il Regno richiede un’incessante attività di comprensione e di crescita in tutte le sue dimensioni e implica che ci sia un cammino costante, da portare avanti fino al giorno del giudizio. La ricerca della perla preziosa ci spinge ad andare avanti in questa capacità di comprensione e ci richiede una grande finezza nel riconoscere ciò che è prezioso, la capacità di valutare il di più che una perla possiede rispetto alle altre, una capacità che solo un discepolo esperto e saggio può compiere. A questo proposito, viene in mente la bellissima scena della donna di Betania, all’inizio del racconto della passione di Gesù, nel capitolo 26 di Matteo. Contempliamo la finezza di quella donna, che racchiude la stessa finezza e gratuità del Vangelo.


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