Giovanni e Gesù

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06 12 2024

Lc 7, 18-28

  1. Anzitutto, invochiamo lo Spirito Santo per chiedere il dono dell’ascolto.
  2. Nel silenzio dell’ascolto, leggiamo con calma il Vangelo e lasciamo risuonare in noi la Parola.
  3. Aiutati dagli spunti della traccia, mettiamoci in ascolto, entrando nelle scene e nei vissuti del racconto.
  4. Ascoltiamo, preghiamo e dunque… condividiamo con qualche fratello e sorella nella fede e nella ricerca della vita.
  5. Al termine dell’ascolto, desideriamo dire qualcosa al Signore? Signore, …

Spunti per l’ascolto personale e la condivisione

Siamo invitati a sostare sul capitolo 7 del Vangelo di Luca. Nel capitolo 7, in cammino con Gesù, accadono diversi incontri.

Incontriamo la fede del centurione pagano, a Nain siamo raggiunti dalle lacrime di una madre per la morte del figlio e successivamente dalla grande gioia della sua restituzione alla vita, con la conferma sempre più forte che è sorto tra noi un grande profeta e in Gesù Dio ha visitato il suo popolo.

Verso il termine del capitolo, ci sarà il terzo incontro, quello con la peccatrice perdonata in casa di Simone il fariseo: ricordate alcuni mesi fa?

In mezzo, c’è la domanda di Giovanni Battista circa l’identità di Gesù come Messia e, a seguire, troviamo la parola di Gesù, in dialogo con le folle, circa l’identità di Giovanni.

Mettiamoci nei panni di uno (o più personaggi) del racconto e ascoltiamo quali risonanze si muovono in noi.

Prima scena

Giovanni Battista è da diversi mesi in carcere. Erode Antipa ha ceduto alla paura della verità e alle pressioni di Erodiade (vedi Luca 3,19-20). Giovanni è stato imprigionato nella fortezza di Macheronte e non si sa come gli andrà a finire. È una situazione difficile per lui (certo, si è preparato a questo probabile esito della vita di un profeta), faticosa per tutti i suoi discepoli e per tutta la gente che in lui ha posto le sue attese (Luca 3,15).

I suoi discepoli lo vanno a trovare e gli raccontano quello che Gesù sta facendo, i suoi gesti di accoglienza, di guarigione, di misericordia, di perdono: Gesù, mite, misericordioso… Manifesta un’accoglienza gratuita nei confronti di tutti quelli che incontra. Misericordia io voglio e non sacrifici… sono venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori…Un’accoglienza incondizionata, che mette in allarme Giovanni e i suoi discepoli.

Immaginiamo di essere tra questi discepoli. Cosa racconteremmo a Giovanni andandolo a trovare in carcere? Come lo racconteremmo?

Nei panni di Giovanni, come reagirei a questo racconto? Ho da offrire ai discepoli “una spiegazione” del comportamento di Gesù? I racconti dei discepoli suscitano in me un dubbio (doloroso) che non credevo possibile?

Immaginiamo che, all’interno di quel confronto tra Giovanni e i discepoli, a un certo punto qualcuno dica: tu ci ha indicato Gesù come Messia. Stiamo cercando di leggere il tuo volto, il tuo silenzio… Sei ancora sicuro? Questo Gesù fa tante cose buone, però non sembra proprio che si stia prendendo cura del compito del Messia, oltretutto, ha un modo di essere e di annunciare la buona notizia inaudito, non in linea con il cammino di penitenza e di conversione che tu hai indicato a noi e a tutto il popolo…

Nei panni di Giovanni, cosa direi ai discepoli?  Andate, incontrate e interrogate direttamente Gesù! Questo dubbio non va coltivato tra noi, va apertamente condiviso, proprio con lui! Farei così?

“Due di loro” sono inviati da Giovanni a Gesù.

Seconda scena

Ora proviamo a immedesimarci nei discepoli che arrivano da Gesù per chiedergli, a nome di Giovanni, se è lui “Colui che viene “, cioè il Messia atteso, oppure – sottinteso: se non sei tu – allora attendiamo un altro, il Messia che verrà (insieme con la pesante constatazione di aver preso la più grossa “cantonata” della nostra vita, indicando al popolo un Messia che, in realtà, non lo è…).

Nei panni di Gesù, come vivrei questa domanda diretta? Me la prendo? Sono rattristato? Oppure sono contento che sia emersa questa domanda, in particolare da Giovanni e dai suoi discepoli?

Le coscienze rette e in ascolto sono disponibili, trasparenti, aperte alla ricerca della verità, che richiede sempre la fatica di rimettersi in cammino…

Terza scena

La risposta di Gesù non è anzitutto attraverso le parole, ma nelle azioni, nei gesti di liberazione. È venuto per chiamare alla vita, per restituire vita alla vita. Gesù sa che l’amore consiste soprattutto nei fatti. Si sente inviato dallo Spirito del Signore a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista… Gesù si fida di Dio.  Camminando sulle sue promesse, sa, come dicevano i profeti, che udranno in quel giorno i sordi le parole del libro; liberati dall’oscurità e dalle tenebre, gli occhi dei ciechi vedranno. Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo d’Israele…Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto…di nuovo vivranno i tuoi morti…  Riporta la vita dove c’è la morte, rilancia l’opera della creazione. Questi sono i segni del Regno che viene.

Voi, discepoli di Giovanni, li state vedendo, ne avete ascoltato le parole: le beatitudini, il perdono, l’amore per i nemici, la gratuità… Portate con voi questo gioioso annuncio, portatelo a Giovanni, perché anche lui in prigione ne sia raggiunto e consolato. Si aprano i vostri occhi, siate partecipi della liberazione del Regno che viene. Anche Giovanni sia tra i poveri del lieto annuncio e accolga la beatitudine di chi non trova inciampo in questo modo di realizzarsi, attraverso di me, del Regno di Dio. Cosa non vi persuade e vi lascia perplessi di questa lieta notizia?

Anche prima di venire qua avete raccontato a Giovanni di me, di quello che compio, di quello che annuncio. Ora l’avete visto e udito voi stessi, direttamente, non per sentito dire. Riferite, vi prego, a Giovanni questa lieta notizia. A partire da qui, farete il vostro discernimento e risponderete all’interrogativo di Giovanni: sei tu il Veniente, il Messia, o ne dobbiamo attendere un altro?

Cosa vi sta dicendo quanto avete visto e udito? Consegnatelo a Giovanni per me, dategli il mio abbraccio: gli sono vicino più che mai proprio servendo così il Regno di Dio. Ditegli che non ha consumato invano le sue forze e che non sta spendendo inutilmente la sua vita. Sono qui anche per lui, la sua testimonianza mi accompagna e mi infonde speranza in questa avventura che con divido con lui e in cui mi precede…

Fin qui, la prima domanda, quella di Giovanni riguardo a Gesù. C’è una seconda domanda, quella di Gesù alle folle riguardo a Giovanni: che cosa siete andati a cercare e a vedere?

Sarà il prossimo passo su questo Vangelo. L’ascolto proposto in questa traccia invita a un lavoro importante. Mi permetto di chiedervelo: state disponendo uno spazio di attenzione, di preghiera e di dialogo al Vangelo proposto per il cammino comune?


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