Gesù e i due malfattori (seconda parte)

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06 12 2024

Cara Comunità, in questo mese ci viene proposto dal Lezionario il racconto straordinario (al cuore della passione secondo Luca) dell’incontro tra Gesù e i due malfattori.

Settimana scorsa, ci siamo fermati nel racconto per dare spazio all’ascolto di ciascuno: cosa “dice” lo sguardo di Gesù a Joseph? Così da metterci nei panni del malfattore (Josef) e lasciare affiorare le risonanze a tu per tu con lo sguardo di Gesù. Cosa sento, cosa vivo al suo posto? È un ascolto da vivere.

Riconosciamo che l’ascolto del Vangelo, se vuole diventare vivo e attuale, ci chiama all’ascolto delle nostre risonanze, alla preghiera, alla contemplazione. Ci chiede di trovare tempo, silenzio, ascolto interiore, volgendo lo sguardo al Crocifisso. Se non troviamo questo spazio di relazione profonda nello Spirito, la lettera del testo evangelico resterà sempre lettera…

Primo passo, perciò: l’ascolto e la preghiera personale.

Secondo passo: la condivisione con fratelli/sorelle nella fede di quanto si muove nelle nostre coscienze. Da qui l’importanza di avere qualcuno con cui mettersi in ascolto della Parola: Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro (Mt 18,20).

Proseguiamo. Il racconto di Luca 23 testimonia, ora, un crescendo impensabile e straordinario: accanto a Gesù crocifisso, in bilico tra la vita e la morte, avviene un incontro profondo, intimo, dialogo luminoso di due crocifissi, fino al desiderio-invocazione di Josef e alla promessa di Gesù.

Si fa strada la luce improbabile ma reale del regno e della regalità di Gesù. Lasciamoci attirare da questo paradiso che è Lui, l’umanità unica e straordinaria di Gesù. Gesù è il nome dell’Amore, è il nome della Vita.

  

Luca 23, 40-43 (continuazione)

Domanda: – E dopo, Josef, cosa hai vissuto, inchiodato alla croce accanto a questo Gesù?

Josef: – Quello sguardo, amici miei, è stato come un raggio di sole, che a poco a poco ha riscaldato il gelo del mio cuore. L’amicizia di Gesù è scesa come una fontana d’acqua, a dissetare quel bisogno di essere amato, che avevo seppellito dentro di me, fin da quando ero piccolo. Non credevo che l’amore esistesse. Mai e poi mai avrei immaginato che qualcuno mi avrebbe voluto bene… e proprio nel momento in cui me la stavo pigliando con lui! Ma, sapete, non ho subito accolto quel dono. Dentro di me si è scatenata una grande lotta. Da una parte il desiderio di abbandonarmi all’amore di Gesù, di lasciarmi abbracciare, di farmi perdonare da lui e dal mondo intero…

Dall’altra una voce che diceva: “Che cosa fai? Cambi bandiera? Cambi strada all’ultimo momento? Non è vero che ti vuole bene! Non illuderti! Non è possibile! Non esiste una cosa del genere. Non mollare! Resisti! Fai il duro! Mettilo alla prova! Digliene ancora di più! Vedrai che non resisterà! Vedrai che, se lo colpisci ancora di più, perderà la pazienza, come tutti; ti volterà le spalle e ti manderà anche lui a quel paese… Perché l’amore non esiste!!”.

Domanda: – Come è andata a finire?

Josef: – L’amore di Gesù è stato più forte. Più tenace della mia resistenza e della mia diffidenza. Gesù non ha smesso di volerci bene, neppure quando, sia io che il mio amico, abbiamo rincarato la dose… Incredibile, no? Allora mi sono arreso. Ho capito che continuare così, non mi conveniva affatto! Ho smesso allora di insultarlo e ho cominciato finalmente a guardarlo e a parlargli come ad un amico. Da quel momento non ho avuto occhi che per lui… Ma volete sapere la cosa più straordinaria? Neppure io, da quel momento in poi, ho più avuto paura di morire! Perché una nuova vita stava nascendo dentro di me. E ho intuito, in fondo al cuore, che quella vita era un dono. Ho capito che la sua promessa era vera e dunque la mia storia non sarebbe finita lì… Sono nate in me una speranza ed una gioia che non avevo mai conosciuto… Grazie a lui!

Domanda: – E il tuo compagno?

Josef: – Ha continuato a prendersela con Gesù. Non si era ancora arreso all’amore… Allora gli ho detto: “Basta! Non capisci che quest’uomo è innocente? Noi riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male! Non capisci che quest’uomo è diverso, non è come noi?!”.

Domanda: – Ma come hai fatto a riconoscere che Gesù era un re?

Josef: – Beh, adesso che avete ascoltato la mia esperienza, anche voi potete arrivarci… Vi sembra che un amore così sia di questa terra? Questo è un amore con la A maiuscola, un amore a fondo perduto, fino alla morte! Un amore che ama la nostra vita più della sua! Capite? Io ho pensato: “Se Dio c’è, non può essere altro che questo! Allora quest’uomo, Gesù, che sta appeso sulla croce accanto a me, è davvero suo figlio! Allora è proprio un re! E il suo Regno esiste, deve esistere da qualche parte, perché è riuscito a strappare alla morte della paura e dell’odio un cuore indurito come il mio!”. Per questo ho pronunciato quelle parole: “Gesù, ricordati di me, quando entrerai nel tuo Regno!”.

Domanda: – E Gesù che cosa ti ha risposto?

Josef: – Mi ha sorriso e mi ha guardato, pieno di gioia. Ha annuito con il capo e mi ha detto: “Oggi tu sarai con me nel paradiso, nel giardino di Dio…”. Sapete allora che cosa ho fatto? Ho ringraziato la mia croce, perché, se non fossi finito lì sopra, non avrei mai incontrato un amore così! Poi non ho avuto occhi che per lui…, e ad un certo punto, senza nemmeno accorgermene, come un bambino, mi sono addormentato[1]

Ricordati di me: risonanze di fiducia e di abbandono sulle labbra e nel cuore di un condannato a morte… Incredibile!

Ricordati di me, cioè: grazie, perché ti sei accorto di me, perché per primo mi sei venuto incontro, per primo mi hai accolto, per primo mi hai amato. Grazie, perché so che non ti dimenticherai di me e non mi abbandonerai; tu che per primo mi hai amato… Queste mie parole, ricordati di me, non sono una raccomandazione. Le dico non per te, ma per me; le dico perché fa bene a me dirle. Infatti, non è il timore che tu ti dimentichi di me che me le suggerisce; ma il gusto che provo nel riposare sulla fedeltà del tuo amore, che per primo mi ha amato…

Grazie…Hai trasformato la maledizione della mia vita sbagliata e della mia condanna morte in benedizione. Io non sapevo che ci fosse al mondo qualcuno come te, qualcosa che somigliasse a te. Ora che ti ho conosciuto, anche le cose più brutte della mia vita hanno un senso. Non ho più né rabbia, né angosce, né rimpianti. Non ho più bisogno né di rivincite né di vendette. Riconciliato con la mia vita perduta, benedico la mia condanna a morte, perché, proprio quando tutto era perduto, ti ho incontrato… E quest’incontro, a costo della tua morte, ha riscattato la mia vita e la mia morte. Grazie…

[1] Cfr Sal 131


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