06 • 12 • 2024
Cara Comunità, nuovo invito a metterci in ascolto della Parola! Questo mese sta tra la conclusione dell’Anno Liturgico B e l’Avvento (anno C). Avremo perciò due racconti. Il primo è un racconto straordinario al cuore della passione secondo Luca: Gesù e i due malfattori. Non ci possiamo lasciar sfuggire una sosta importante di ascolto, contemplazione e condivisione su questo annuncio fondamentale della Buona Notizia di Gesù.
Domenica scorsa, nel pomeriggio comunitario, ci siamo detti in modo chiaro che questo ascolto proposto a tutta la Comunità per camminare insieme sulla “sua” (di lui, del Signore!) Parola richiede almeno tre passaggi:
- Prima tappa: invocando lo Spirito, lettura, ascolto e preghiera personale.
- Seconda tappa: cercare un fratello/una sorella nella fede, un gruppo di amici, gli incontri del venerdì…, per il confronto e la condivisione nello Spirito su quanto ascoltato personalmente.
- Infine, terza tappa: ritrovo di tutti in Comunità, alla fine di un tempo, per mettere in comune quanto il Signore ci sta dicendo.
Si può fare, nell’arco di un mese, un “cammino insieme” attraverso queste tappe? Che il Signore ci converta all’ascolto della sua Parola!
Luca 23, 36-43
Tra le persone che sono state più vicine a Gesù durante la sua passione, ci sono due tipastri, due malfattori – probabilmente anche assassini – che sono stati crocifissi insieme con lui, uno alla sua destra, l’altro alla sua sinistra. I Vangeli non ci riportano i loro nomi. Però Matteo, Marco e Luca sono concordi nel raccontare che anche loro insultavano, a più non posso, Gesù. Ma Luca ci riferisce altri particolari preziosi. Ascoltiamo, dunque, il suo racconto, dal capitolo 23, versetti 36-43 (apriamo il Vangelo e ci mettiamo in ascolto).
Luca ci racconta che uno dei due, poco prima di morire, smette di prendersela con Gesù, lo difende dagli insulti dell’altro, poi si rivolge a lui e gli dice: “Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno”. Non vi sembra strana questa cosa? Prima insulta Gesù, poi, dissociandosi dal suo compare, lo difende; infine, si rivolge a lui come ad un re, chiedendogli di poter entrare nel suo regno! Ma quale regno?! Come fa a vedere in quello sgorbio di uomo, crocifisso accanto a lui, nientemeno che un re, che sta per prendere possesso del suo regno?
Se ricordate, tutti quelli che sono sotto alla croce prendono in giro Gesù proprio per questo. Gli dicono, con un risolino di scherno: “Ah! Ah! E tu saresti un re? Tu saresti il figlio di Dio? Conciato così?! Vatti a nascondere!”[1].
Se questo malfattore potesse parlarci oggi, che cosa ci direbbe del suo incontro con Gesù? Proviamo ad intervistarlo… Vogliamo dargli un nome? Che ne dite di Josef? Proviamo a immedesimarci con lui…
Domanda: – Perché insultavi Gesù?
Josef: – Vorrei vedere voi al mio posto! Sapete perché sono stato crocifisso proprio quel giorno? Perché ci tenevano a far fuori questo Gesù il più presto possibile! Erano mesi che il giorno dell’esecuzione mia e del mio amico veniva rimandata… Tutto potevamo prevedere, tranne che saremmo stati giustiziati alla vigilia della Pasqua… Eravamo lì, belli tranquilli, quando siamo stati tirati fuori in fretta e furia dal carcere e portati al supplizio. E per colpa di chi? Di questo Gesù, perché i sommi sacerdoti avevano deciso di farlo sparire al più presto. Voi, al mio posto, non ve la sareste presa con lui?
Domanda: – Ma Gesù che cosa c’entrava?
Josef: – Niente, ma con chi dovevo prendermela? …pensate che cosa stavo vivendo io in quel momento… Avevo dentro una tale rabbia, un tale odio, che avrei incenerito il mondo intero, se solo avessi potuto! È vero che avevo fatto cose cattive, chi lo mette in dubbio? Ma per questo volevano buttarmi fuori, uccidermi, togliermi di mezzo! Voglio vedere voi! E poi la paura… una paura terribile!
Domanda: – E allora te la sei presa con Gesù…
Josef: – E con chi, se no? Non potevo prendermela con i soldati, perché mi avrebbero picchiato ancora di più… E neppure con l’altro condannato, con il quale avevo fatto alleanza, per sostenerci un po’… Quello lì, quel Gesù, era diverso da noi… L’abbiamo capito subito, dalla prima occhiata, che non era un delinquente come noi. Poi siamo venuti a sapere che era nientemeno che il famoso Nazareno, quello che predicava l’amore e la fraternità in giro per la Palestina. Bell’illuso! Un motivo in più per prendercela con lui! Vedi, caro Gesù, che cosa hai ricavato a credere nell’amore? Ragazzi, quella sì che era una bella rivincita per noi! Quell’uomo era condannato insieme con noi, alla stessa pena, pur essendo innocente. Noi non avevamo mai creduto alla giustizia e all’amore. Lui sì… Ma chi aveva sbagliato i conti? Chi, tra di noi, era il più fallito di tutti? Certamente lui, che aveva fatto tutta la vita il “bravo ragazzo”, ed ora stava finendo peggio di noi! Almeno noi ci eravamo goduti la vita! Lui no! La nostra idea è sempre stata che, ad essere buoni, a questo mondo ci si va solo a rimettere… Infatti! Vedi a questo Gesù che cosa gli è capitato! Perciò non pareva vero, a me e al mio amico, di trovare questo stupido da prendere in giro!
Domanda: – E Gesù come ha reagito?
Josef: – Vi sembrerà strano… Non ha reagito… Da principio mi è parso proprio stupido. Mi sono detto: “L’hanno talmente riempito di botte, che non capisce più nulla”. Poi mi sono reso conto che Gesù non era affatto “suonato”: era ben presente alla situazione. Ma si comportava esattamente al contrario di come io mi aspettavo…
Domanda: – E come?
Josef: – Voi che cosa fate, se uno vi molla un calcio senza alcun motivo, oppure vi prende in giro davanti a tutti? Rispondete per le rime, non è vero? Tu mi dai un calcio, ed io te ne do due…, tu me ne tiri tre e io te ne restituisco quattro. Gesù, invece, non solo non rispondeva per le rime, ma ci guardava con dolcezza, come un amico. Avrebbe potuto schivarci, stare lontano da noi, come fanno le persone perbene con i poco di buono. Avrebbe potuto rimproverarci: “Ehi, ma non avete neppure un po’ di umanità? Che vi ho fatto di male?”. Invece no… Ad un certo punto mi ha perfino chiamato “fratello” e mi ha fatto coraggio… “Ma da dove viene questo qui? Chi è? – ho pensato – Non ha paura di morire, come noi? Dove prende la forza – invece di piangere i guai suoi – di occuparsi di noi?”. Io lo insultavo…, e lui si interessava a me. Io lo rifiutavo…, lui invece mi guardava dritto negli occhi, con dolcezza. Vi rendete conto?
Domanda: – E poi che cosa ti è successo?
Josef: – Piano piano l’amicizia di quest’uomo mi ha conquistato. Non avevo mai avuto un vero amico… E ora, mentre tutto il mondo mi rifiutava, quell’uomo, di nome Gesù, era lì, ad accogliermi. Sapete che cosa mi diceva il suo sguardo?
Gesù: – Coraggio! Non è finita qui! Lo so che per te è un momento terribile! Ma non sei solo… Sono contento di fare questo pezzo di strada insieme con te… Tu mi stai insultando, mi prendi in giro, te la stai prendendo con me… Ti capisco… Hai dentro una rabbia enorme… Non ti perdoni di essere andato a finire così. E non perdoni questa gente che ti ha condannato a morte. Non ce la fai a tenertela dentro, questa rabbia: ti fa stare troppo male! Se ti può dare un po’ di sollievo, buttala addosso a me[2]! La prendo io. Prendo io il tuo odio… Sfoga su di me il tuo desiderio di rivincita, la tua ansia di non essere l’ultimo, che ti costringe ad aggredirmi. Lascia a me di fare l’ultimo… Perché, vedi, tu sei importante per me! Io non ti butto via! Non ti rifiuto… Sono dispiaciuto per la tua morte. E non solo per la tua morte sulla croce, ma soprattutto per quella che ti porti nel cuore. Vedi, io posso liberarti dall’inferno che hai nel cuore. Se accetti di consegnarlo a me, ti prometto che lo prenderò io, su di me, e – in cambio – ti riempirò il cuore dell’amore che non hai ancora incontrato. Vuoi conoscerlo? Accogli la mia amicizia. Vedrai che il peso della tua croce e della tua morte diventerà leggero[3], e tu non avrai più paura…
Perché Dio ti ama, ed ha in serbo un magnifico futuro, per te e per me…
Al posto di Josef, cosa senti, cosa provi, cosa pensi?
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[1] Cfr Mt 27,38-43//Mc 15,27-32a//Lc 23,35-38.
[2] Cfr Sl 55,23; Is 53,4; Mt 8,17; Gv 1,29.
[3] Mt 11,30.