Confessio laudis, vitae, fidei su Mt 20, 1-16

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06 12 2024

Andate anche voi nella mia vigna!

Primo mese con un Vangelo per l’ascolto comune raccomandato nella Comunità, un percorso di conversione e di vita!

Il nostro Lezionario ci ha invitato all’ascolto di alcune parabole del Regno. Ricordate? Nelle liturgie domenicali, ne sono state proclamate quattro:

  • il Regno è simile a un padrone che chiama operai per la sua vigna (Matteo 20)
  • il Regno è simile a un padrone che semina buon grano nel suo campo. Viene il nemico, di notte, semina la zizzania.
  • Il Regno è simile a un granello di senape
  • il Regno è simile al lievito preso e nascosto da una donna in tre misure di farina (Matteo 13).

Gesù tira fuori queste immagini dalla profondità del suo cuore e del suo cammino. Seminatore e portatore di coraggio e di speranza: frutto di libertà e consegna di sé, di amore per questa terra, di esperienza (sulla sua pelle) della zizzania che lo ha portato alla morte di croce, di nascondimento e di piccolezza, di capacità e forza di contagio nel bene e nell’amore, di gioia per il Regno…Le parabole narrano il suo modo di essere. In lui, il Regno di Dio davvero si fa presente in mezzo a noi.

La Parola, l’evangelo del Regno, ci raggiungono anche oggi. Sono un invito a “confiteri”, a riconoscere, ammettere, arrenderci alla verità della Bontà che salva e, alla sua luce, confessare la nostra povertà e distanza: per affidarci allo Spirito dell’amore che guarisce e converte. Riscopriamo così il sacramento della Penitenza (ossia della conversione) dentro il cammino del ritorno alla vita che la Parola ci fa compiere. Ci lasciamo ispirare all’insegnamento del card. Martini.

Confessio laudis: Benedetto il tuo Regno che viene!

Esso è come un padrone di casa instancabile nell’ uscire e nel chiamare, nelle varie stagioni della vita. Chiama a lavorare nella sua vigna.

Il tuo Regno che viene ha spazio per molti: è luogo di incontro e di lavoro comune.

Il tuo Regno che viene e verrà non vuole che nessuno resti fuori e sia escluso.

Il tuo Regno è manifestazione del nostro rapporto con te. Tu accogli sia quelli che vivono la relazione con te come “dare e avere”, come prestazione e meriti acquisiti, sia quelli che si fidano di te sulla tua parola: quello che è giusto ve lo darò.

Il tuo Regno è la tua libertà di non dipendere dai nostri criteri di giustizia proporzionale, ma di essere te stesso nella bontà che si prende cura di tutti.

Il tuo Regno presente in mezzo a noi è la libertà di domandare alla coscienza di ciascuno: non mi è lecito fare ciò che voglio delle mie cose? In modo che le nostre coscienze ascoltino se stesse a tuo riguardo e ti rispondano come sentono nel profondo di sé, con verità.

Il tuo Regno giunto in mezzo a noi è uno stile diverso, totalmente altro, che spera di attirare i nostri cuori nel circuito della sua gratuità.

Il tuo Regno è il Regno del bene che fa il bene di tutti e ci apre al coraggio di una giustizia più grande, a cominciare da questo mondo.

Il tuo Regno è la gioia di sfaccendare nella tua vigna e di ricevere la ricompensa della tua premura di Padre.

Il tuo Regno è…

Come poterti ringraziare? Insegnaci a lodarti senza posa e rendici uomini e donne colmi di gratitudine per te e per il tuo Regno.

Confessio vitae: Signore, pietà!

Perché quando tu arrivi e chiami a lavorare nella tua vigna, cerco un rapporto “contrattuale” con te: tanto ti do, tanto mi devi, Signore pietà.

Perché la contrattualità mi impedisce di conoscere come sei fatto e mi tiene lontano dalla tua bontà, Signore pietà.

Perché il tuo modo di essere e di agire lo giudico strano, poco conforme al mio mondo, lo guardo con distacco invece di esserne incuriosito e attirato, Signore pietà.

Perché, lavorando nella vigna e vedendo nuovi arrivati, ad orari differenti, non mi rallegro che questo padrone dia da lavorare a tanti, ma penso solo ai fatti miei, senza solidarizzare con gli altri operai nella vigna, Signore pietà.

Per tutti i miei brontolii e le mie mormorazioni nei tuoi confronti, spesso sopiti o trattenuti dentro di me, senza condividerli apertamente con te, Signore pietà.

Per quanto mi aspetto da te, secondo il mio metro di misura, perché il mio cuore piccolo pretende di valutare, soppesare e giudicare il tuo cuore grande, Signore pietà.

Per tutte le volte in cui mi sono sentito deluso da te e non te ne ho parlato, tenendo stretta la mia delusione per me stesso, Signore pietà.

Per ogni volta in cui ho avvertito la tua bontà “ingiusta, proprio perché buona”, come se giustizia e bontà non camminino insieme, Signore pietà.

Per ogni volta che mi hai invitato ad alzare il mio sguardo oltre il mio bisogno per guardare anche ai bisogni degli altri e non me ne è importato granché, Signore pietà.

Perché non mi sta bene che tu faccia il tuo volere, se non è in linea con quello che voglio io, Signore pietà.

Perché il mio occhio nei confronti del tuo essere buono è cattivo, Signore pietà.

Perché vedendo come va la tua generosità, mi sento invogliato ad approfittarne per sfruttarla a mio vantaggio e non per convertirmi, Signore pietà.

Perché il mio cuore è carico dei criteri e dei pensieri di questo mondo e resiste nel lasciarsi permeare dall’ospitalità e dalla cura del Regno dei cieli, Signore pietà.

Perché conosco e apprezzo così poco la tua bontà e il tuo Regno, e non ne sono preoccupato, Signore pietà.

Perché della giustizia proporzionale so tutto e la considero l’unica possibile, senza rendermi conto che esiste “la giustizia più grande” del tuo Regno, Signore pietà.

Perché ho così poco tempo per ascoltare le tue parole e lasciare che si muovano liberamente nel mio cuore e nella mia esistenza, Signore pietà.

Perché alla tua bontà non battiamo le mani, la guardiamo con distacco, ci convince poco, possibilmente le mettiamo il bastone tra le ruote, se non peggio, Signore pietà.

Perché non ho ancora scoperto quale grande dono è la tua chiamata a lavorare nella tua vigna, Signore pietà.

Per l’ingratitudine del mio cuore davanti alla tua bontà, Signore pietà.

Perché mi accorgo che tutto questo – la tua vigna, la tua chiamata, il tuo metterci a lavorare insieme, la tua premura per tutti… – questo è il sogno del tuo Regno; e sento che il mio cuore resta tiepido e senza entusiasmo per il tuo sogno, Signore pietà.

Confessio fidei: Venga il tuo Regno, sia fatta la tua volontà!

Solo la forza del tuo Spirito ci può convertire nelle nostre resistenze profonde, di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli.

Confessiamo che il tuo Spirito è all’opera, ti chiediamo di non resistergli, lo invochiamo perché invada i nostri cuori e le nostre vite.

Vieni, Spirito del Regno, scendi su di noi, convertici perché con verità e con passione possiamo essere in piena sintonia con la preghiera di Gesù.

Quando tu dici: mi è possibile fare delle cose del Regno ciò voglio desidero, sogno? Noi abbiamo a dirti, con gioia: sia fatta la tua volontà!

Quando tu passi e ripassi e chiami alla tua vigna, ti diciamo: venga il tuo Regno, anche per noi!

Quando tu ci consegni un denaro ciascuno, possiamo dirti: dacci oggi il nostro pane quotidiano, dove nostro è di noi tutti in questo mondo, figli e fratelli.

Quando noi mormoriamo nei confronti della tua bontà e il nostro occhio è cattivo: rimetti a noi i nostri debiti, perché anche noi li rimettiamo ai nostri debitori…

Tuo è il Regno, tua la potenza e la gloria nei secoli!


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