Il racconto dei Magi – A Betlemme e oltre…
16 • 01 • 2025
Il racconto dei Magi – A Betlemme e oltre…
Se a Gerusalemme i magi hanno vissuto un’esperienza di scandalo per l’indifferenza di molti alla nascita di questo re, a Betlemme devono fare i conti con una nuova esperienza di scandalo. Viene dall’incontro con “l’ordinarietà”, la semplicità, la povertà del bambino e dei suoi genitori. Tutto all’opposto di quello che si aspettavano. Provano, è inevitabile, incredulità, diffidenza…però, c’è la stella: è lì ferma sopra quella casa, sta lì sopra e dice: “siete arrivati”!
La sapienza umana ancora una volta pensa: “non può essere…!”. Ma la stella è chiara: “qui c’è quello che cercate”! Ancora una volta, che scarto tra sapienza di Dio e sapienza degli uomini, tra il cielo e la terra![1]
Tuttavia, istruiti, malgrado loro stessi, da quanto hanno vissuto a Gerusalemme, quella crisi li ha preparati a questo nuovo scandalo. Nel frattempo, hanno constatato che proprio nessuno da Gerusalemme li ha seguiti, non si è mosso nessuno, nemmeno uno, neanche per un po’ di curiosità… Nessuno si è voluto coinvolgere: tutti turbati, scossi, ma tutti a casa loro. Il turbamento passa presto. Mettersi in cammino è un’altra cosa: è rischiare su quella notizia, e la gente di Gerusalemme ha cose più importanti e urgenti da fare.
Per i magi, c’è di nuovo la gioia, grande, grandissima, della stella, sulla via verso Betlemme. Dice: là c’è il futuro dell’umanità!
Entrano nella casa di Betlemme e trovano il bambino, insieme con Maria e Giuseppe. Lì, inaspettatamente, possono attingere all’esperienza spirituale dei genitori del bambino. Gli scribi a Gerusalemme hanno consultato accademicamente le Scritture, qui la parola di Maria e di Giuseppe è una parola viva: raccontano del cammino che hanno intrapreso e che stanno percorrendo, tappa dopo tappa, a motivo di quel bambino; come la sua accoglienza ha trasformato le loro vite, il sogno del loro matrimonio, come sono diventati genitori, Maria in un modo e Giuseppe in un altro… A loro è stato affidato il dono di Dio, si sono trovati per questa nascita a Betlemme, patria della famiglia di Giuseppe: quanto cammino, quante vicende, quante domande, quanta speranza in tutti questi mesi. Testimoni di come la sapienza di Dio nel nascondimento e nella piccolezza è all’opera per donare proprio questo bambino all’umanità. Il racconto del cammino di quella madre e di quel padre diventa per i magi più eloquente e più luminoso della stella. Quegli uomini, stranieri venuti da lontano, trovano in Maria e Giuseppe i loro compagni di cammino. I genitori del bambino conoscono il Signore, il Dio di Israele. Hanno molto da raccontare di lui, sono testimoni del Dio d’Israele che visita e riscatta il suo popolo.
Così, attorno a quel bambino nasce una comunità, una piccola fraternità, fatta da vicini e da lontani, da credenti di Israele e da sapienti pagani. I magi incontrano in Maria e Giuseppe la tradizione viva dell’Israele della fede.
Gli stranieri, attraverso la condivisione della loro vicenda, toccano con mano che davvero il Dio del cielo li ha guidati, davvero si sta manifestando, davvero si fa conoscere e incontrare attraverso quel bambino. Davvero il dono di Dio c’è. Si sentono inondati da una profonda consolazione che tocca intimamente la loro vita.
Maria, Giuseppe e i magi fraternizzano. Nascono tra loro vere conversazioni di vita e condivisioni delle esperienze. Si sostengono nella speranza. Diventa, per loro, una storia di cordata. Maria, Giuseppe, i magi…: la cordata della speranza, poiché, se ne sono resi conto, non è possibile sperare da soli.
E i magi condividono anch’essi la loro parte di umanità. Lo fanno con segni che desiderano consegnare proprio a quel bambino-speranza dell’umanità.
L’oro: la fatica, il lavoro, l’impegno, la pazienza, il coraggio.
L’incenso: l’aspirazione dell’animo umano all’infinito e alla trascendenza.
La mirra: un unguento usato come medicina per curare le ferite. Rappresenta ciò che nell’esistenza umana è esperienza di miseria, di malattia, di dolore.
E dunque, sì, adorare: fare dell’impegno, delle aspirazioni e dei dolori di questa umanità doni, segni di condivisione, attorno a quel bambino, di cui già s’intravede l’esperienza pasquale[2].
Intanto, in quei giorni, in quella casa, si assapora la gioia della fraternità e della gratuità: ognuno vive la presenza degli altri come dono. Tutto è dono. Sapore di “Eucarestia”, a Betlemme, casa del pane…
Un cammino, quello dei magi, pieno di colpi di scena. Al mattino della partenza, si svegliano presto per intraprendere il viaggio di ritorno e, mentre fanno colazione, quegli uomini condividono un sogno. Scoprono di aver fatto lo stesso sogno! Un consenso non programmato in cui colgono ancora una volta la voce di Dio per loro. D’altronde, nei giorni trascorsi a Betlemme con Maria e Giuseppe e il bambino, sono cresciuti intensamente nella loro esperienza delle cose di Dio.
Cambio di programma, dice il sogno: non si torna da Erode! Come? Gli abbiamo dato la nostra parola! Si saranno arresi subito a questa voce? Ognuno ascolta. Si incontrano. Condividono il loro ascolto. Si confermano nel loro consenso. Attraverso le vicende vissute in questo lungo viaggio, sono divenuti, anche a proprie spese, uditori più attenti e docili, più sapienti di un’altra sapienza che non è più la loro. Sì, il Signore ci dice: tornate a casa per un’altra strada. E lo ascoltano, finalmente.
Tornano per un’altra via, quella sperimentata nella casa di Betlemme.
Pellegrini di speranza, i magi se ne tornano al loro paese, dicendo: c’è un senso…tutto ha senso…, è possibile sperare e amare, perché è venuto al mondo questo bambino, il dono di Dio all’umanità.
E anche noi, invitati a immedesimarci e a coinvolgerci nell’ascolto e nel cammino dei magi, possiamo sentirci accompagnati nel tempo che ci attende da alcune parole della Prima Lettera di Pietro (cap. 1):
6Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, 7affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. 8Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa…
[1] Prima lettera ai Corinzi (cap. 1): 20Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? 21Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. 22Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, 23noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; 24ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. 25Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
[2] Tornano alla mente le commoventi parole di un canto rivolto a Maria:
Io vorrei tanto parlare con te di quel Figlio che amavi:
io vorrei tanto ascoltare da te quello che pensavi.
Io vorrei tanto sapere da te se quand’era bambino
tu gli hai spiegato che cosa sarebbe successo di Lui
e quante volte anche tu, di nascosto, piangevi, Madre…
Io ti ringrazio per questo silenzio che resta tra noi,
io benedico il coraggio di vivere sola, con Lui.
Ora capisco che fin da quei giorni pensavi a noi…