Contemplazione della Passione del Signore secondo Matteo 27 (prima parte)
14 • 03 • 2025
Annunciamo la tua morte, Signore!
Matteo 27, 11-23
Care amiche, cari amici,
ogni volta che celebriamo l’Eucarestia, annunciamo tra di noi e al mondo intero la morte e proclamiamo la risurrezione del Signore Gesù, nell’attesa della sua venuta.
La nostra fede è generata dall’incontro con la sua morte e risurrezione. Abbiamo bisogno di farne un’esperienza concreta, intensa, rinnovata e segnata dallo Spirito così da percepire in modo vivo come la sua Pasqua genera il nostro stare al mondo.
Desideriamo sostare, assorti e partecipi, nella contemplazione della Passione del Signore? Riattiviamo i canali del silenzio, del raccoglimento, dell’ascolto… per immedesimarci nelle vicende della Passione[1].
Nella quaresima del 2024 ci siamo messi in ascolto di Matteo 26(2). Potete riprendere qui le tracce di quell’itinerario.
Ora proseguiamo con Matteo 27. Nel terzo annuncio della Passione (Mt 20), Gesù diceva ai suoi discepoli: 18“Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte 19e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà”.
Matteo 27 riparte dalla condanna a morte del Figlio dell’uomo. I capi religiosi lo consegnano ai pagani per far eseguire da loro la propria decisione. Strumentalizzano e trascinano il popolo in questa folle ingiustizia. Tutti gridano: sia crocifisso! Così accadrà a Gesù: deriso, flagellato, crocifisso…
Non vogliamo indulgere al dolorismo e, anzi, invitiamo a prenderne le distanze. Proprio nella massima intensità della Passione, gli evangelisti ci fanno conoscere Gesù: ama gratuitamente, incondizionatamente e fino alla fine, piantando così, nel cuore dell’umanità, la buona notizia di un amore unico e infinito: un amore disposto a dare la vita, una volta per tutte le volte, per sempre. La consegna di una volta, decisiva, dice che l’amore è fatto così, che la sua stoffa, la sua qualità, uniche al mondo, è questa: è un amore che ha amato, ama e amerà così sempre.
Belle parole…? No, ci sono i fatti della Passione. Lo Spirito Santo ci disponga a un rinnovato incontro con i fatti di questo amore.
Eccoci a Mt 27, 11-23.
Una sequenza intensa: l’amore che si consegna anche nel processo “politico”, anche e proprio nell’incontro di Gesù con Pilato, con i sommi sacerdoti, con la folla, con Barabba… Gesù si è disposto a portare l’invidia, la paura, la pavidità, il disordine, l’ingiustizia, l’ottusità, l’ostilità, il male, il rifiuto…di molti, amando ciascuno e tutti insieme.
Gesù stette davanti al governatore: davanti al governatore è messo, viene presentato. Il verbo impiegato[3] dice di un comportamento, di un atteggiamento passivo. Gesù viene condotto, addirittura trascinato, portato. Gesù non sta davanti al governatore di propria iniziativa, ma perché gli uomini davanti a Ponzio Pilato lo hanno portato. Gesù non si sottrae al giudizio. La coscienza di Gesù non è in fuga dal confronto con l’interlocutore, nientemeno che il governatore romano. Gesù non vuole essere processato, non è stata una sua scelta, ma visto che gli uomini questo processo gli impongono, Gesù non solo non lo subisce, ma ad esso si sottomette, positivamente, costruttivamente, in nome dell’amore per la verità.
L’accusa: “Si proclama re dei Giudei”! Un personaggio di rilevanza politica, un agitatore, un sovversivo, un leader politico.
Ponzio Pilato si vede comparire davanti quest’uomo e lo squadra dalla testa ai piedi. Dinanzi a chi si trova? Ad un’apparenza prestigiosa? Ad un uomo con abiti regali? No, Gesù si presenta come un uomo qualunque, è proprio un uomo qualunque. Per di più appesantito, mortificato, provato dall’esperienza dell’orto e di tutto il resto: l’interrogatorio, il processo, la notte insonne, la prospettiva della passione. Un uomo qualunque, che compare davanti al rappresentante di Cesare, provato, provatissimo. Con questa imputazione: afferma di essere titolare del trono di Israele.
Quale sarà stata la risonanza di Ponzio Pilato? Incredulità e ridicolo. Queste parole – “Sei tu il re dei Giudei?” – Ponzio Pilato le avrà pronunciate con meraviglia, con sorpresa, con incredulità, perché, stando all’apparenza di quest’uomo, non c’è nessuna giustificazione possibile dell’imputazione. Che cos’ha di regale quest’uomo? Nella domanda è probabile che ci sia una sfumatura di scherno, di sarcasmo, come dire: “E tu saresti il re dei Giudei? Sei tu?” Gesù, con semplicità, risponde: “Sì, io sono il re dei Giudei”. Gesù avrà alzato la testa, avrà guardato dritto dritto negli occhi Ponzio Pilato: è lo sguardo franco di un uomo che non si sottrae al confronto con il suo giudice. Non sussurrando e neppure gridando, ma con voce chiara e ferma, Gesù avrà pronunciato le parole: “Sì, lo sono”.
Immaginiamo che sul volto di Gesù ci sia un sorriso appena abbozzato, un sorriso di benevolenza, con il quale Gesù manifesta a Ponzio Pilato la sua intenzione di non seminare di ostacoli la sua attività di giudice. Anzi, con questo sorriso appena abbozzato Gesù vuole venire incontro a Ponzio Pilato. È un atteggiamento collaborante: ti vengo incontro e a te mi consegno. Veniamo al sodo: sì, sì, sono il re dei Giudei. Grande meraviglia. Deve essere la prima volta in assoluto nella sua vita che Pilato si trova di fronte un imputato, per di più condannato a morte, che, invece di difendersi dal giudice, gli va incontro, gli tende la mano, gli spalanca la porta. Mai incontrato un imputato, per di più condannato a morte, di questo tipo!
“E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla”. Si svolge fra Ponzio Pilato e Gesù un dialogo. Questo dialogo è veramente povero: una domanda e una risposta. Ma, il dialogo fra Ponzio Pilato e Gesù non è fatto solo da queste parole. Anche fossero solo queste, certamente c’è stata fra i due un’intensa comunicazione non verbale. Ci sarà stato un intenso scambio non verbale di sguardi, di espressioni, di intuizioni. In questo libro aperto, che Gesù gli porge, Ponzio Pilato legge, con curiosità e con sorpresa, l’originalità di questo imputato fuori del comune. Ora, mentre si svolge questa comunicazione fra i due, ed è in silenzio, i presenti colmano questo silenzio venendo all’assalto, bersagliando Gesù con le loro contestazioni.
Questo Gesù pretende di essere il re dei Giudei. È un sovversivo. Ha promesso di distruggere il tempio e di ricostruirlo in tre giorni, sobilla il popolo, è un sedizioso, invita il popolo alla ribellione nei nostri confronti, si fa complice dei criminali, fomenta il disordine, è un agitatore di piazza, è un impostore, simula miracoli sulle piazze per sedurre le folle e trascinarle chissà dove…
Gesù è tutto preso dal dialogo con Pilato. Mentre gli fioccano addosso queste accuse, non dice una parola. Pilato è preso dalla sorpresa dell’incontro con quest’uomo. E i sommi sacerdoti e anziani, vedendo che il governatore non prende nota delle accuse, meravigliati, rincarano la dose, per cercare di conquistare l’attenzione del governatore. È come se temessero l’intesa fra questi due. Assistendo a questo muto dialogo, avvertono insicurezza. Non sarà per caso che Gesù di Nazaret non ammali il governatore romano? Si stanno guardando negli occhi, in silenzio. L’imputato sorride al suo giudice. Sta succedendo qualcosa che sfugge al loro controllo. Si intromettono in maniera indiscreta e violenta in questo dialogo. “Mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani”: è un coro di accuse. Ognuno sente il bisogno di fare la sua propria parte. Ognuno ha da tirare la sua pietra. Un coro caotico, aggressivo, indiscreto, invadente, di accuse, per riguadagnare terreno, controllare la situazione ed evitare che questa intesa fra il giudice e l’imputato possa ridimensionare il loro ruolo.
Perché Gesù non risponde nulla? Questo silenzio è un servizio: sommi sacerdoti ed anziani del popolo hanno bisogno proprio di questo silenzio. La testimonianza alla verità è fatta anche di silenzio.
C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare... Questo è il tempo del silenzio. Rispondere sarebbe vanificare la parola. Tutto quello che avevo da dirvi ve l’ho detto, generosamente. Aggiungere ancora qualcosa per difendermi non ha senso. Gesù con questo silenzio parla più di come potrebbe parlare parlando. Questo silenzio di Gesù è esso stesso una testimonianza alla verità. Avete bisogno di ascoltarla.
E Pilato? Incontro rischioso, quello con Gesù. Se ne deve difendere…
[1] Per aiutarci in questo percorso,
– alla domenica, pubblichiamo un invito alla contemplazione;
– al martedì, negli appuntamenti delle 18 (in presenza) e delle 21 (on line), approfondiamo il testo evangelico (lectio);
– al venerdì alle 18.00 preghiamo ai piedi della croce, guidati dal racconto della Passione, ascoltato e meditato in precedenza (domenica e martedì).
[2] Trovate sul sito www.gorettigreco.it, sezione Parola, le cinque tracce su Matteo 26.
[3] ἐστάθη ἔμπροσθεν τοῦ ἡγεμόνος