Contemplazione della Passione del Signore secondo Matteo 27 (seconda parte)

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21 03 2025

Annunciamo la tua morte, Signore!

Matteo 27, 24-31

 

Pilato. Che male ha fatto? Ma lo devi sapere tu! Tu che lo hai interrogato, tu che hai la responsabilità di amministrare la giustizia! Ma come, vai a domandare alla folla che male ha fatto!? Questa domanda è proprio la capitolazione della giustizia. Allora perché la dice? Non si rassegna all’idea che Gesù vada al patibolo e allora gioca il tutto e per tutto. Falsa il suo ruolo di garante della giustizia e di rappresentante dell’imperatore, quasi a supplicare la folla: “Fate valere voi l’innocenza di quest’uomo. Gridate, con quanto fiato avete in corpo, che non ha fatto nulla di male, e allora gli potrò salvare la vita”.  Ma, stando al racconto di Matteo, la risposta della folla è veemente. Urlano: sia crocifisso! Di fronte all’aggressività della folla, che gongola nel vedere il governatore indietreggiare, Pilato prende la sua decisione e abbandona Gesù al suo destino. Ma non è una decisione nascosta, perché Pilato è quello che è, un magistrato. Occorre una liturgia, un cerimoniale, una sceneggiata. Pilato non può cedere così. Quindi la fantasia del funzionario imperiale escogita una procedura. Pilato alza la mano e chiede alla folla silenzio. La folla incuriosita guarda: “Cosa succederà?” Parte la sceneggiata. Pilato si lava le mani davanti alla folla, pronunciando le storiche parole: “Non sono responsabile di questo sangue”.

Lavarsi le mani in questo caso significa lavarsele di che cosa? Del sangue di Gesù. Il ratificare questa condanna, abbandonare Gesù alla folla, all’autorità ebraica, significa sporcarsi le mani del suo sangue, cioè condannare l’innocente. Perciò ci vuole una cerimonia solenne, una liturgia, la sceneggiata della circostanza, per addomesticare questa capitolazione dinanzi alle sue responsabilità di magistrato. “Io mi lavo le mani dal suo sangue, voi siete responsabili della sua morte”.

Questa cerimonia, questo gesto non ha nessun significato dal punto di vista giuridico e tanto meno dal punto di vista morale. Dal punto di vista giuridico, perché, Pilato, tu non puoi rinunciare alle tue responsabilità e cedere le tue competenze di magistrato alla folla: “Vedetevela voi”. E dal punto di vista morale, ancora peggio, una vergogna! Credi di cavartela così? Ma smettila di fare il pagliaccio, Pilato! Sei alla ricerca di un alibi. Credi di assolvere la tua coscienza e di liberarti delle tue responsabilità nei confronti di questa vita innocente, recitando la parte di fronte alla folla di colui che nobilmente si lava le mani del sangue del giusto! Credi di recuperare così la tua giustizia e di metterti così la coscienza a posto?

È per questo che la cerimonia deve essere il più solenne possibile: per colpire e dare l’impressione che dietro questa sceneggiata ci sia chissà quale sostanza. Tu te le puoi lavare una, dieci, cento volte, ma quel sangue ti resta attaccato alle mani e non te lo leva nessuno!

Immaginiamo, guidati dallo Spirito, che lo sguardo di Gesù raggiunga, lì in tribunale, quello di Pilato. Quello sguardo dice a Pilato: “Lavati pure le mani. Vivi la tua misura di coscienza e vivi la tua debolezza. Ti invito alla libertà di essere te stesso, perché in questo tuo essere te stesso e in questa tua vigliaccheria, in questa tua capitolazione d’uomo e di giudice, è qui che tu hai bisogno di essere amato, per quello che sei: peccatore, negato all’amore. È qui che tu hai bisogno di essere amato e io per questo sono venuto. Per questo ci tenevo tanto ad incontrarti. Perché tu potessi sentirti amato nella verità di te stesso, anche a mie spese. Questa consegna per me significa essere venduto da te a questo popolo. Ci sto. È il mio compito e me lo prendo. È il servizio di cui tu hai bisogno. E sono qui per offrirti questo servizio. Lavati pure le mani. Non ti accuso per questo, non ti rimprovero. Non ti disprezzo. Ma sappi che non è questa la realizzazione della tua vita. L’unico valore che realizza veramente la vita di ogni uomo a questo mondo è l’incontro con l’amore…”.

Non vergognarti, Pilato, di esserti lavato quelle mani. Quel sangue ti resta attaccato alle mani, tu non te lo potrai mai togliere. Non ti potrai mai lavare tu e nessuno al mondo ti può lavare le mani da quel sangue. È quel sangue che ti lava! La tua vittima è il tuo salvatore. Si è consegnato nelle tue mani e questo suo consegnarsi lo costituisce come il tuo salvatore.

Signore, insegnami a non vergognarmi della mia debolezza e del mio peccato, perché proprio nell’evidenza della mia debolezza e del mio peccato io posso gloriarmi dell’amore tuo per me.

 

E Barabba? Il suo nome significa, in aramaico, figlio del Padre. Qua chi è veramente il figlio del Padre? È Gesù. Eppure, agli occhi degli uomini figura come il rinnegato, perché il figlio del Padre, agli occhi degli uomini, è Barabba. Gesù, che agli occhi degli uomini compare come un rinnegato, percorre questa via, impossibile, la via della croce, affinché Barabba, il figlio del Padre agli occhi degli uomini, diventi veramente figlio del Padre. Bar-Abba, il Padre non lo conosce e non sa che cosa vuol dire essere figlio. Come potrà un Bar-Abba diventare veramente figlio del Padre? Attraverso il servizio che Gesù gli rende.

Immaginiamo. Tutti se ne vanno e Barabba rimane solo, ripensa a come è andata la mattina più impegnativa della sua vita. Non c’è più nessuno con lui. Allora la realtà si svela per quello che è. “Vi sono servito per raggiungere i vostri obiettivi… Nessuno ha voluto la mia liberazione per me stesso, nessuno ha amato la mia vita per se stessa. Nessuno. Tranne uno. Quel Gesù di Nazareth che è andato a morire al mio posto. L’unico che ha preso veramente le difese della mia vita è stato lui, che mi ha fatto capire che era contento di andare a morire per me. Io ho riso di quel suo sorriso, di quelle sue parole, di quel suo gesto. Perché? Perché avevo il mondo intero dalla mia parte! Non avevo bisogno della solidarietà di quel tapino che andava alla croce. E adesso mi accorgo che il mondo intero mi ha abbandonato e l’unico che è stato dalla mia parte, gratuitamente, senza aspettarsi niente in cambio, è stato lui”. Ora lo sguardo di Gesù diventa più chiaro per Bar-Abba. Quello sguardo gli diceva: “Sono contento per te. Non ti dispiacere per me. Abbi cura della tua vita. Una nuova vita ti aspetta, mi raccomando, figlio del Padre, ricordati che sono morto volentieri per te. Ricordati che ti ho amato”.

Uno al mondo, uno solo al mondo, uno pseudo-messia, ridicolizzato da tutti, rifiutato, schernito, crocifisso, uno solo ha preso le difese della mia vita, senza chiedermi niente in cambio, ed è morto per me, quando io non me ne rendevo neppure conto. È l’unico che, a costo della sua vita, ha preso gratuitamente le difese della mia vita. Grazie, Gesù, Figlio del Padre!

 

E i soldati del governatore? Gesù viene denudato, poi rivestito per la recita, una farsa. Deriso. Umiliato. Infieriscono su di lui con azioni violente: sputi in faccia, percosse, corona di spine…

I soldati colpiscono la carne di un uomo buono, che ha guarito i lebbrosi, che ha preso la mano della fanciulla morta per riportarla alla vita, che ha benedetto i bambini. Deridono, con un manto scarlatto, colui che è passato beneficando con i lembi del suo mantello. Si inginocchiano per scherno davanti al figlio dell’uomo, venuto per servire e dare la sua vita in riscatto per la moltitudine. Usano violenza sul Maestro che ha insegnato a porgere l’altra guancia, che ha comandato di rimettere la spada nel fodero. Insultano chi ha chiesto ai suoi discepoli di amare i nemici e di pregare per i persecutori. In questo doloroso contrasto rifulge la mitezza amorosa del nostro Signore Gesù, lui, l’uomo delle Beatitudini.


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