PELLEGRINI DI SPERANZA – Pellegrinaggio diocesano del clero in Terra Santa
14 • 02 • 2026

Pellegrini di speranza
La scorsa settimana, come sapete, abbiamo preso parte al pellegrinaggio diocesano del clero in Terra Santa. Da un lato, un’esperienza spirituale nella terra in cui Gesù ha vissuto la sua incarnazione, passione morte e resurrezione; dall’altro una preziosa occasione di incontro con esponenti delle diverse realtà presenti in questo complicato contesto.
Abbiamo incontrato padre Ibrahim Sabbagh, parroco di una comunità cattolica alla periferia di Nazareth; il patriarca di Terra Santa card. Pierbattista Pizzaballla; il presidente della comunità ebraica italiana di Gerusalemme Vito Anav; il rabbino Jeremy Milgrom, fondatore del gruppo pacifista “Rabbis for human Rights”; il parroco di Taybeh, unico villaggio interamente cristiano in mezzo a villaggi palestinesi musulmani e a insediamenti di coloni ebraici, dove visse per breve tempo anche Charles de Foucauld; il prof. Mustafa Abu Sway, docente di filosofia e studi islamici presso l’Università Al Quds di Gerusalemme; infine, il Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo.
Come ha detto al termine di questi incontri il nostro Arcivescovo – scherzosamente ma non troppo – siamo tornati con le idee più confuse di quando siamo partiti …

Proviamo comunque a restituirvi alcuni spunti emersi da una narrazione ricchissima, viva, concreta in particolare partendo dall’intervento del Custode.
1 Si può stare dentro questa complessa realtà di conflitto con uno sguardo di fede?
A Nazareth, il mosaico della chiesa tedesca rappresenta Maria che tiene in braccio due bambini, un maschio e una femmina: questa è l’immagine di una Chiesa madre che vuole che stiano bene gli uni e gli altri. L’atteggiamento giusto per i cristiani non è chiedere da che parte stai? ma quali ponti stai cercando di creare? Evitando quindi le polarizzazioni.
2 Si può fare qualcosa anche da lontano per questa complessa realtà di conflitto?
Si può anzitutto pregare, chiedere tutti i giorni la grazia di un cuore pacificato. Si può evitare di prendere posizioni dure, si può evitare di essere arrabbiati. Ho il cuore pacificato, perciò denuncio ma non mi arrabbio, perché non ti odio. Denuncio il male oggettivo ma continuo a sperare per te e per me, per la nostra relazione. È difficile, ma non impossibile: nulla è impossibile a Dio!
3 Nelle tenebre di questa terra che a volte sembra un inferno ci sono tante luci.
Dio è all’opera in particolare grazie ai cristiani, grazie ai quali tutti qui possono fare esperienza di bene. Anche un semplice pellegrinaggio, una delegazione in visita, un gruppo, non solo danno linfa all’economia ma generano speranza, solo per il fatto di esserci! Per vivere non bastano i soldi, che pure qui sono necessari, ma serve un senso, una speranza, uno sguardo che si sente rivolto a sé. Questo può fare l’amore di Dio attraverso la presenza della Chiesa. Perciò vale la pena rimanere, la speranza ci fa rimanere nelle circostanze! Senza speranza faccio un servizio da ONG, ma questo non è la Chiesa.
4 Dopo il 7 ottobre nulla sarà più come prima
Il senso stesso del pellegrinaggio è cambiato, il pellegrino è cambiato: la tentazione è quella di giudicare, di separare il bianco e il nero. Invece, qui si viene e si verrà alla ricerca di un senso alle domande della vita. D’ora in poi dovremo essere come un indice puntato verso ciò che c’è di bene, consapevoli che dentro la realtà c’è già Dio, il Risorto che opera! Il pellegrinaggio sarà così il dono di un cuore pacificato e pacificante!
5 C’è un grande bisogno di incontro autentico, di relazioni vere: tutti ne hanno bisogno.
Questa cosa fa paura, perché istintivamente ci schieriamo. La logica del mondo è: mi vuoi bene? Si! Vuoi bene anche a lui? Si! Allora non mi vuoi bene veramente! Questa logica non è accettabile, questo non è l’amore di Dio.
6 La zizzania crescerà insieme al buon grano fino alla fine del mondo
Questo significa che occorre andare per le strade di questa Terra accendendo piccoli fiammiferi, piccole luci che non diventeranno ora un fuoco ardente, non saranno potenti né capaci di risoluzioni definitive. Quanto contagia un fiammifero? Non lo sappiamo: tutto può succedere a quella piccola fiammella… il nostro compito è tenerla accesa, tenere accesa innanzitutto la mia!

Infine
Il parroco del sobborgo di Nazareth, il Patriarca e il Custode, pur con parole diverse, hanno chiesto a noi un impegno su tre cose:
• Preghiera. Il Custode ha raccontato che i primi mesi di incarico sono stati davvero duri, ma nonostante questo avvertiva una pace interiore profonda e inspiegabile. Il suo superiore gli ha detto che non era affatto inspiegabile, considerata tutta la preghiera del mondo per la pace!
• Pellegrinaggi. La presenza dei pellegrini in Terra Santa non è solo sostegno economico, è anche “stare con” i cristiani e aiutarli a restare.
• Progetti (di ogni dimensione). E’ importante creare e sostenere progetti interreligiosi “dal basso”, le piccole fiammelle che possono iniziare a fare un po’ di luce.

NB: fino a qualche tempo fa, non si riuscivano a fare lavori edili all’interno del Santo Sepolcro, per i continui litigi fra le confessioni cristiane. Sono cambiati tutti i responsabili delle varie comunità, ed ora i lavori fervono in tutta l’area … È possibile tendersi la mano e costruire relazioni buone!