CONTEMPLAZIONE DEL RISORTO: CAPITOLO 21 DI GIOVANNI – Parte 1
23 • 05 • 2025
Vangelo 7 -1
Giovanni 21, 1-14
Care amiche, cari amici,
alle soglie della Settimana Santa ci siamo lasciati con la contemplazione del capitolo 27 del Vangelo di Matteo (itinerario Vangelo 6).
Da Pasqua ad oggi, sono accaduti nella vita della Chiesa eventi importanti, che hanno preso la nostra attenzione, la preghiera, la partecipazione comune.
Siamo così giunti oltre la metà del tempo di Pasqua, tempo di rinnovato incontro con il Risorto e di invocazione del dono dello Spirito.
Desiderando concludere gli itinerari del Vangelo proposti a tutta la Comunità da ottobre ad oggi, avverto l’importanza di dedicare tempo e ascolto alla risurrezione del Signore Gesù. Per questo, mi sono orientato alla contemplazione di Giovanni 21, secondo capitolo del Risorto nel IV Vangelo.
Torniamo alla sorgente della Parola per riaccendere l’ascolto del Signore, nel tempo impegnativo che stiamo attraversando.
Cominciamo da Giovanni 21,1-14, narrazione di una nuova manifestazione di Gesù Risorto, mediata da una pesca abbondante, che ha come fine la condivisione di un pasto, con lui, sulla riva del lago di Tiberiade. Con la sua presenza, unisce pesca e colazione, eventi di comunità e di missione.
Questo capitolo 21 è stato aggiunto al precedente probabilmente nella fase della redazione finale del IV Vangelo. Esso poteva ritenersi concluso con il capitolo 20. Sono vari i motivi di questa estensione e di questo ampliamento. Se il capitolo 19 ci mette a tu per tu con la regalità dell’amore di Gesù, innalzato sulla Croce, e il capitolo 20 ci fa assaporare il dono dello Spirito che nasce dalla Croce e la missione dei discepoli, ora, nel capitolo 21, c’è il risvolto ecclesiale della Pasqua. Non siamo più a Gerusalemme, non più nei luoghi della passione, nel tempio… La scena si svolge su una spiaggia, in Galilea, dove tutto è cominciato, sul lago di Tiberiade. Di notte.
Dopo gli avvenimenti della Pasqua, i discepoli avevano ripreso il loro mestiere di pescatori come se il tempo, quasi una parentesi, a questo punto, della loro vita con Gesù, si fosse concluso con uno smacco e un’assenza. L’avevano visto vivo, ma non c’era più.
Ora egli torna a incontrarli nella loro vita più ordinaria, proprio là dove li aveva incontrati per la prima volta: Gesù incontra l’uomo sempre ai margini della vita. Sono in sette… C’è Simon Pietro che, nel cortile del sommo sacerdote, ha affermato con insistenza di non far parte dei discepoli di Gesù; Tommaso che vuole con forza le prove; Natanaele che consacra la sua vita allo studio della Torah; i due fratelli Giacomo e Giovanni, per i quali la loro madre aveva chiesto i posti più importanti accanto Gesù, e due altri discepoli di cui non si conosce il nome. Sono là, tutti e sette, ciascuno con la sua personalità e la sua storia… Non hanno altra scelta che riprendere il lavoro; occorre guadagnarsi la vita. Ma il loro lavoro, quella notte, non darà frutto. Perché non c’erano tutti? Impossibile saperlo: questa storia, però, sembra dire che manca sempre qualcuno… Da 2000 anni. Anche se sono solo in sette, basterà perché con loro il Cristo risorto ricrei una piccola chiesa. La sapienza di Dio consiste sempre nel cominciare con il poco che trova. Avrebbero potuto lamentarsi, criticare gli assenti. È talmente umano, ci riesce così bene! Sogniamo di fare una vera comunità, ma passiamo il tempo a lamentarci che è troppo difficile, invece di rallegrarci di ciò che c’è. Avrebbero potuto restare a discutere e a fare il processo a chi mancava, ma forse allora Gesù non si sarebbe manifestato. Se perdiamo il nostro tempo nel lamentarci, non partiremo mai per la pesca, rientreremo anche noi, come ha detto qualcuno, nel peso dei cristiani che non partono. Dio, ci dice la sapienza evangelica, è capace di fare tanto con poco.
Improvvisamente Pietro decide: io vado a pescare. Nessuna consultazione, nessun invito a seguirlo. Si alza e comunica il suo desiderio; ricorda loro il suo mestiere di sempre. Gli altri si sono sentiti immediatamente coinvolti e hanno seguito il suo sogno: veniamo anche noi con te. Si sono imbarcati con lui. Alzandosi per seguire Pietro, si legavano gli uni gli altri. Era calata la notte. Gettarono la rete. Poi la tirarono su. Era vuota. La gettarono di nuovo e la tirarono di nuovo su. Facevano bene quanto dovevano fare, era il loro mestiere di pescatori. Non presero nulla, quella notte. Immaginiamo il loro sgomento. Erano dei professionisti della pesca. Ma la rete restava disperatamente vuota. Che umiliazione per loro! Questo fatto rimette in discussione tante cose: vale la pena di continuare? Sì, è necessario lavorare per vivere, ma in questo caso la vita non li sazia. Torneranno a casa a mani vuote. Quella notte tutto sembra vuoto. Anche il loro cuore.
Sta arrivando l’alba, quando notano di lontano una figura sulla riva. È indistinta. Non possono sapere che è Gesù. È uno sconosciuto. I sette discepoli su quel lago sperimentano che hanno fatto tutto ciò che potevano, ma i loro sforzi non sono stati ricompensati. A quante situazioni personali, familiari, comunitarie possiamo pensare in questa situazione di impotenza. E la Pasqua, la vittoria della vita sulla morte, dov’è? E Gesù? Li ha abbandonati? Una parte non piccola della nostra esistenza in realtà si svolge su questo piano. E così che è possibile un’esperienza spirituale: quando le nostre reti risalgono vuote… lì si gioca la speranza cristiana.
Facciamo fatica a trovare il coraggio di parlare tra noi delle nostre reti vuote: eppure è salutare ammettere reciprocamente che la vita a volte è così. Lo Spirito del Signore ci invita a non far mai finta che tutto vada bene: la verità ci prepara a entrare nel mistero della Pasqua.
Si udì un grido dalla riva: figlioli, non avete qualche cosa di companatico da mangiare? Era lui, l’amico, che si prendeva cura di loro! Come va la vita? Si preoccupa per noi. Gesù non chiede di riportare a terra la barca o di affrettarsi verso di lui. Desidera che trovino la loro strada e siano dei buoni pescatori, progetta la pienezza, salva la loro identità. La risposta secca: no! Egli replica: gettate la rete dalla parte destra della barca, troverete. Una promessa. Gettate a destra, cioè fate le stesse cose, ma diversamente! Loro hanno accolto la sua parola: l’umiliazione della pesca infruttuosa si è trasformata in semplice umiltà. Per camminare, nelle nostre vite occorre passare attraverso l’esperienza di una rete vuota e di una fiducia in lui che sta là, sulla riva della nostra vita. Nello Spirito del Signore, possiamo renderci conto che le nostre reti vuote non sono una maledizione, ma una grazia da accogliere, addirittura, una benedizione. Gettate a destra… Quel mattino hanno scelto di dargli fiducia. Che possiamo essere docili allo Spirito in quella parola che viene detta nel quotidiano.
Il discepolo che Gesù amava[1], nel vedere la rete piena di pesci, dice a Pietro[2]: è il Signore! Guarda i suoi fratelli, poi i pesci nella rete, guarda ancora verso la riva. In lui avviene una sintesi. Capisce cosa sta succedendo. Quella pesca abbondante gli appare in una nuova luce, che lo Spirito mette nell’intimo del suo cuore. In un incrociarsi di sguardi, capisce: sì, è il Signore! La fede nasce in cammino, sempre in un incrociarsi di sguardi. È il grido di Pasqua: è il Signore!
Vi invito a proseguire nella contemplazione del racconto (1-14): immedesimiamoci nelle scene e nelle relazioni, chiedendo allo Spirito Santo di divenire anche noi “contemporanei” di quelle vicende:
Ecco alcuni spunti di contemplazione:
- I 7 si trovano insieme, esperienza comunitaria: hanno tante vicende da condividere riguardo al cammino personale e a quello comune di incontro con Gesù. Cosa si dicono? Scelgo di essere uno dei 7: Pietro, il discepolo amato, Tommaso…
- Come avverto la domanda dello sconosciuto sulla riva? Cosa faccio quando dice di gettare di nuovo la rete, per lo più dalla parte destra della barca?
- Nei panni di Pietro, cosa provo quando sento il discepolo amato dire: è il Signore?
- Perché Pietro, udendo questo annuncio, sente il bisogno di tuffarsi e di raggiungere a nuoto Gesù? Dà spazio al suo bisogno e lascia agli altri di portare barca, rete, pesci…
- Come sarà avvenuto questo rinnovato incontro tra Gesù e Pietro? Silenzi, sguardi, gesti, poche parole, le ferite di Gesù ancora da contemplare (è risorto con quelle ferite, per sempre) …
- Nei panni degli altri, sulla “barchetta”, trascinando a riva la rete piena di grossi pesci, cosa provo arrivando a terra e trovando il fuoco di brace, i pesciolini sopra, e il pane?
[1] Occorre ripercorrere i passi del IV Vangelo sul discepolo amato: Giovanni 13,23; 19, 26ss;20,2ss; 21,7.20.23
[2] Ugualmente necessario ripercorrere l’itinerario di Pietro nella Passione di Giovanni: 13,6-9; 13,36-38; 18,10-11; 18,15; 18,16-18; 18, 25-27; quindi, 20,1-10 e, dunque, il capitolo 21…