“CI MANCA IL RESPIRO, SIGNORE!

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12 03 2020

“CI MANCA IL RESPIRO, SIGNORE!

Manca il respiro all’umanità, quella che Tu un giorno hai creato, infondendo in una manciata di terra il tuo respiro di vita!

Manca il respiro, Signore, a tanti uomini e donne costretti a respirare con l’aiuto delle macchine, e manca ancora di più a quanti hanno bisogno di quelle macchine, ma queste rischiano di non essere sufficienti di numero e di efficacia.

Manca il respiro, Signore, a tanti professionisti della salute che si affannano nelle corsie di ospedale con turni debilitanti e mettendo a rischio la propria di salute. Hanno paura di non farcela. E a volte non ce la fanno.

Manca il respiro, Signore, a tanti uomini e donne di scienza [. . .] 

Manca il respiro, Signore, a tantissimi uomini e donne che vivono nell’ansia,[. . .]

Manca il respiro, Signore, alla maggioranza dei cittadini, soprattutto a quelli che scelgono di vivere con la mascherina[. . .] come si respira male coperti così[. . .]  E manca loro il respiro se, cedendo alle varie sirene di allarmismo, corrono disordinatamente a fare provviste, rimanendo senza fiato e a volte lasciando spazio alla cattiveria sociale, che nasce sempre dall’egoismo e dall’avidità[. . .]

Comincia così una invocazione accorata al Signore suggerita a don Gabriele Cislaghi, vice preside dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano, dall’emergenza sanitaria scatenata dal proliferare dei contagi da Coronavirus.
È una invocazione nella quale don Cislaghi raccoglie lo stato d’animo, l’ansia, l’angoscia e la stanchezza dei cristiani. Ma è anche una invocazione piena di speranza e di non nascosta fiducia nell’alleanza che il Signore ha stipulat0 con il suo popolo.
Allora ecco che l’invocazione diventa supplica, diventa preghiera: 

“RIDONACI IL TUO RESPIRO
il Respiro vitale delle origini del mondo
e il Respiro santo delle origini della Chiesa.
Signore,
permettici di essere espliciti e concreti:
ferma l’epidemia;
guarisci i malati;
illumina l’intelligenza degli scienziati perché producano presto una cura efficace;
benedici gli sforzi buoni delle autorità civili;
riaccendi il gusto e la responsabilità della vita sociale;
restituisci unità e verità alla tua Chiesa;
ridona a tutti la gioia di vivere questa esistenza fragile su questo pianeta fragile;
sappiamo che ci hai fatto per il cielo e ci aspetti in cielo: fa’ che ci giungiamo con un bagaglio di maggiore fiducia e minore angoscia.
[…]
Fa che ti possiamo sempre volere bene, e insegnaci a volerci bene”.

Il riassunto fatto in qui non rende appieno il sentimento che permea lo scritto di don Gabriele. Vale la pena leggerlo tutto . Lo trovate in questa pagina del sito della Diocesi. Buona lettura e buona riflessione.


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