Abbiamo cantato per il Papa,
non è poca cosa

News > Liturgia e Sacramenti > Coro e Coretto > Abbiamo cantato per il Papa,
non è poca cosa
27 03 2017

(a cura di Silvana M.) I numeri parlano da sé: 1.500.000 persone hanno salutato Papa Francesco a Milano. Di queste un milione  hanno preso d’assalto il Parco di Monza per assistere alla Messa. Un popolo composto, fatto di giovani, tanti giovani entusiasti; famiglie, tante famiglie con figli più o meno piccoli,  bambini curiosi e gioiosi; persone meno giovani ma non meno baldanzose; e tanti volontari con la pettorina gialla, disposti lungo i percorsi per confluire al grande prato;  volontari sorridenti, premurosi, financo grati per la nostra presenza. “Grazie” dicevano spesso. Anche se eravamo noi a dover ringraziare loro. E il sole, nonostante la pioggia dei giorni precedenti. Un caldo sole di primavera, e tutt’intorno la natura che si risveglia.

Musica e persone in festa. Ma non la festa dei concerti o dello stadio; una festa diversa perché il motivo della festa riesce a raccogliere persone così diverse. Un popolo che riconosce nel Papa un Padre che accoglie tutti, chi ha fede e chi non fede, chi è fortunato e chi è meno fortunato perché la vita non è stata così generosa con lui.

Ed ecco alle 15 profilarsi l’auto bianca e la figura bianca benedicente la folla assiepata alle transenne, prima a destra e poi a sinistra, instancabile nonostante la stanchezza evidente. La si percepisce tutta, sin dalle prime parole della celebrazione.

Un respiro affannato, quello di un Padre che non si risparmia, nonostante il tour de force di quella giornata.

E poi le Sue parole………………

Abbiamo appena ascoltato l’annuncio più importante della nostra storia: l’annunciazione a Maria (cfr Lc 1,26-38)… che avviene in un luogo sperduto della Galilea, in una città periferica e con una fama non particolarmente buona (cfr Gv 1,46), nell’anonimato della casa di una giovane chiamata Maria.

E ci segnala che il nuovo Tempio di Dio, il nuovo incontro di Dio con il suo popolo avrà luogo in posti che normalmente non ci aspettiamo, ai margini, in periferia.

Ci farà bene domandarci: come è possibile vivere la gioia del Vangelo oggi all’interno delle nostre città? E’ possibile la speranza cristiana in questa situazione, qui e ora?

  1. Evocare la Memoria

Anche noi oggi siamo invitati a fare memoria, a guardare il nostro passato per non dimenticare da dove veniamo. Per non dimenticarci dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato per giungere dove siamo oggi. Questa terra e la sua gente hanno conosciuto il dolore delle due guerre mondiali; e talvolta hanno visto la loro meritata fama di laboriosità e civiltà inquinata da sregolate ambizioni.

  1. L’appartenenza al Popolo di Dio

Ci fa bene ricordare che siamo membri del Popolo di Dio! Milanesi, sì, Ambrosiani, certo, ma parte del grande Popolo di Dio. Un popolo formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Questa è una delle nostre ricchezze. E’ un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novità che proviene dagli altri; è un popolo che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere; è un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno perché sa che lì è presente il suo Signore.

  1. La possibilità dell’impossibile

«Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37): così termina la risposta dell’Angelo a Maria. Quando crediamo che tutto dipenda esclusivamente da noi rimaniamo prigionieri delle nostre capacità, delle nostre forze, dei nostri miopi orizzonti. Quando invece ci disponiamo a lasciarci aiutare, a lasciarci consigliare, quando ci apriamo alla grazia, sembra che l’impossibile incominci a diventare realtà

Eravamo anche noi a Monza, un piccolo gruppo del coro . Poche voci, poca cosa nell’insieme delle 8.000 voci di tutti i cori della Diocesi. Ma sufficiente a farci sentire parte attiva di quell’evento.

Abbiamo cantato per il Papa, non è poca cosa.


CONDIVIDI!