La vendetta del Sangiovese
tra Ravenna e Comacchio

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tra Ravenna e Comacchio
20 06 2019

(di Irene F.)

GIOVEDÌ  30 maggio. Un  bel gruppo di “Betania-Varie età ” e di  altre parrocchie del nostro decanato, è  partito all’alba per  l’Abbazia di Pomposa prima e Comacchio poi,  raggiungendo nei giorni successivi Ravenna e infine Faenza.

Gli occhi – che arrivavano da una Milano arruffata dai temporali – si sono riempiti  della campagna assolata rossa di papaveri, verde del grano non ancora maturo e giallo dei fiori di colza. 

La pace dell’Abbazia ha abbassato le voci tanto che la nostra brava guida, Marta  Chirico, non ha avuto bisogno di microfono: principi potenti, soldati di ventura e monaci illuminati si sono alternati nel racconto  affascinante di un tempo che ha creato, distrutto e recuperato le antiche mura. 

Quando abbiamo raggiunto Comacchio – sorta su 13 dossi all’interno delle valli  –  la ” Piccola Venezia” ci ha avvolto dell’acqua dei canali, delle reti per la pesca e dei ponti, raccontando la sua storia millenaria di fatica e lavoro condiviso, di amore per la propria cultura e per il proprio territorio  che fa della sua gente un esempio di solidarietà  e di disponibilità.

Errato però pensare che, con tutta questa “cultura” ci fosse passato l’appetito: le specialità  culinarie ci hanno tenuto a tavola più del previsto e il Sangiovese andava giù così bene che allontanarsene è stato faticoso!

La sera eravamo a passeggiare lungo la spiaggia adriatica, con il mare che provava a consolarci per aver ecceduto anche con la cena. E il Sangiovese sempre lì, a farci la posta. 

VENERDÌ  31. Tutti a Ravenna: difficile raccontare con poche parole una meraviglia diventata  sito Unesco .

La giornata è  passata veloce, con il naso all’insu’ tra i mosaici splendenti del Mausoleo di Galla Placidia, quelli di S. Apollinare Nuovo – con la processione di Santi e Sante , quelli  di San Vitale – memorabili, con Cristo che porge la corona della gloria al Santo, la suggestiva cripta della  Basilica di S. Francesco con i pesci rossi  a tener pulito il pavimento in mosaico coperto dall’acqua a causa della subsidenza.  Tornati in hotel, la tomba di Dante con la storia (e i pettegolezzi ) del suo viaggiare per scelta o per necessità, “i tortellini e l’insalata di prosciutto” ….Opps….. Temo di essermi lasciata prendere la mano dal ristorante ! Tornati in hotel  nel tardo pomeriggio c’è  rimasto tempo  per “pucciare”  i piedi nella tiepida acqua marina : ci siamo sentiti  pronti a qualsiasi maratona.

Certo, certo: dopo cena.

SABATO,  il primo giorno di giugno ci aveva riservato sole e una gradevole brezza che ci ha accompagnato a Classe, con la Basilicata di S. Apollinare  e il Museo della Città  e del Territorio , dove i reperti ci hanno mostrato con scansioni animate gli usi, i traffici e la vita della Ravenna che fu. Il nuovo padiglione, che verrà  inaugurato il prossimo anno,  racconterà  la storia di Classe. 

L ‘abbiamo  salutata davanti a un fiume di mosaico, con pietruzze bianche,  azzurre,  cobalto e oro a ricordo del passato e augurio per il presente e il  futuro.

Arrivati a  Faenza, città cult della ceramica, per rinfrancarci lo stomaco siamo passati dal ristorante prenotato con “erbazzone” e Sangiovese: festa grande a tavola, ma quando ci siamo finalmente incamminati …  “Porca l’oca” il Sangiovese s’è  vendicato: qualche voce stentorea si è  alzata nella strada deserta, con cantate improvvisate..

Per fortuna , l’arrivo al Mic (Museo delle Ceramiche) ha portato il silenzio, non prima però di aver minato la reputazione di qualcuno, (ma anche “di qualche due” e “di qualche tre”) benché  a giustificazione ci fosse la consapevolezza  che la vacanza stava finendo e presto sarebbe arrivato il momento dei saluti

Il rientro verso Milano è  iniziato all’insegna delle parole smozzicate e della pennichella  finché, in quel di Melegnano,  la goliardia ha preso il sopravvento coinvolgendo tutti. Abbracci e baci all’arrivo, con un allegro arrivederci  alla prossima uscita


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