Viaggio attraverso il Brasile
sulle orme del PIME

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sulle orme del PIME
26 12 2021

Silvio Morelli, il nostro missionario Fidei donum è tornato a farsi vivo dopo la breve lettera che ci aveva inviato qualche settimana fa (la trovate cliccando QUI). In Brasile è arrivato due mesi fa e da allora non è mai stato fermo. Le sue mosse e i suoi trasferimenti da una parte all’altra dell’Amazzonia ce le racconta ora, corredando lo scritto con alcune foto.

Ecco quanto ci comunica:

Macapà, 21 dicembre 2021

Carissimi e carissime,
vi scrivo innanzitutto per augurarvi un Natale vissuto con fede e nella pace di Gesù. Poi, vi aggiorno su questi due mesi esatti di vita in Brasile. A qualcuno di voi avevo già inviato delle brevi informazioni con WhatsApp: porti pazienza perché almeno in parte le ritroverà ora.

Come programmato, sono stati mesi di soste e di viaggi che, date le dimensioni del paese, non sono brevi. Se a qualcuno piace farlo, potrà cercare in Internet le varie località e misurare le distanze.

Dal 21 ottobre al 4 novembre sono stato nella casa del Pime di Ibiporã (stato del Paranà), per iniziare la registrazione del Visto di entrata (e quindi avere una carta di identità brasiliana). Ovviamente, ho conosciuto i missionari anziani che lì risiedono ma ho anche visto un poco la parrocchia seguita dal Pime, dove mi hanno ovviamente chiesto di dire quattro parole sulla mia scelta missionaria. Per fortuna, il livello di lingua brasiliana rimasto in zucca è stato sufficiente a pronunciarle.

Sia Ibiporã (sorta negli scorsi Anni trenta) sia la vicina città di Londrina sono state spiritualmente, e in parte anche socialmente, cresciute dai missionari del Pime, a partire dagli anni 50/60 del secolo scorso. Ora la diocesi dispone di sufficiente clero locale e il Pime si è presa in cura una parrocchia di periferia.

Lo stato del Paranà è fondamentalmente una grande azienda agricola, sin dal XIX secolo (o anche prima). Inizialmente con il caffè, sostituito poi da canna da zucchero, mais, soia e altri vegetali. In altre parole, se all’arrivo dei navigatori portoghesi qui era tutta foresta, ora è quasi tutta piantagione (come potete vedere nell’immagine qui sopra). Facilmente si incontrano cognomi italiani (magari un poco portoghesizzati) e discendenti di italiani.

Il 3 novembre mi sono spostato a San Paolo, nel quartiere di Vila Missionaria. Dato il nome, non vi meraviglierà sapere che il terreno del quartiere (una ripida collinetta, come molti dei quartieri di periferia della metropoli) venne acquistato da qualche missionario del Pime negli Anni sessanta e poi distribuito pian piano alla gente povera per costruirvi le loro abitazioni, oppure al Comune per costruire scuole o ambulatori. In cima alla collina c’è la chiesa parrocchiale.

Non nascondo che l’impatto con la realtà di San Paolo non è stato facile: a parte la grandezza della città, i quartieri ove è presente il Pime (questo e un secondo centro, distante più di mezz’ora d’auto, quando va bene) sono delle ammucchiate di piccole abitazioni, una sopra l’altra, con poco spazio tra loro, finestre piccole, negozietti di tutti i tipi, molta gente e rumore. Ovviamente, non mancano droga, prostituzione, delinquenza.

La parrocchia è attiva, con tutti i vari gruppi di laici per i vari servizi in chiesa e per le iniziative di assistenza sociale, doposcuola, asilo e altro. Anche nella casa del Pime si tengono, ogni sabato, piccoli corsi per apprendere competenze pratiche utili per trovare un lavoro (anche se sovente di tipo irregolare).

A parte la visita al santuario di Nostra Signora Aparecida (a poco più di duecento chilometri dalla città), patrona del Brasile, sono rimasto a San Paolo sino al 22 novembre, giorno in cui ho raggiunto la cittadina di Independência, nella zona rurale dello stato del Cearà, per trovare suor Sonia (delle Missionarie dell’Immacolata), una mia carissima amica nonché collega nelle attività con i giovani negli scorsi anni.

Le suore hanno aperto questa nuova comunità per appoggiare i due sacerdoti della parrocchia, che consta di circa 8.500 abitanti disseminati in una sessantina di comunità su un territorio di circa 3.200 chilometri quadri. Ho pertanto potuto conoscere come vive e opera la Chiesa di questa particolare zona rurale del Brasile (detta “sertão” e ne vedete uno scorcio nella foto qui sopra), caratterizzata da lunghi mesi di assenza di piogge e da una popolazione prevalentemente sparpagliata in campagna. Eppure, anche qui agiscono i maggiori gruppi criminali brasiliani, tanto che in settembre si sono registrati otto omicidi e nel municipio confinante altri ventisei, probabilmente per il controllo dello spaccio di droga.

Il 29 sono rientrato a San Paolo e ai primi di dicembre di nuovo a Ibiporã per concludere la pratica del Visto e quella del rinnovo della patente brasiliana. Liberatomi da queste necessarie incombenze, il 16 dicembre sono partito per Belém (stato del Pará) ove il Pime è presente in due parrocchie (qui a sinistra vedete la Parrocchia di Santa Maria e, sotto, uno scorcio del quartiere), sorte circa cinquant’anni fa, situate in quartieri popolari. Anche qui, molti fedeli ci tengono a svolgere vari servizi parrocchiali, ognuno organizzato in gruppi specifici e magari con una maglietta che li contraddistingue.

Come a San Paolo, le parrocchie e i sacerdoti si impegnano a visitare le famiglie (di porta in porta) e a creare varie cappelle sussidiarie alla chiesa parrocchiale. Ciò richiede un maggior impegno ai sacerdoti per celebrare le messe, ma permette di far sentire la vicinanza della Chiesa a tanti fedeli, circondati da problemi sociali e chiese pentecostali di tutti i tipi. È sicuramente un posto ove io potrei dare una mano in varie attività.

Infine, il 20 dicembre sono arrivato a Macapá (stato dell’Amapá), città che era stata pastoralmente affidata al Pime negli anni cinquanta del secolo scorso. È la città ove Marcello Candia riuscì a costruire un ospedale, tutt’ora attivo, un carmelo e altre opere. Varie le parrocchie fondate dai missionari e poi quasi tutte passate alla diocesi, tranne tre o quattro, alcune in città altre lungo il Rio delle Amazzoni.

Un confratello del Pime è da anni attivo nella Commissione Pastorale della Terra (organismo della Chiesa brasiliana), che cerca di difendere i piccoli contadini dall’espropriazione dei loro terreni (quasi sempre con titoli comprati) da parte di grandi industrie agricole o potenti politici locali. È un’attività verbalmente applaudita da vescovi e clero ma in realtà nessuno se ne vuole occupare, vuoi perché rischiosa vuoi perché si perderebbero le ricche offerte da parte delle industrie agricole e dei politici (alcuni dei quali hanno anche finanziato gli studi in seminario di alcuni degli attuali sacerdoti).

A Macapá resterò una settimana e poi mi sposterò a Manaus e Parintins, ove sono in passato vissuto per circa dodici anni. Lo scopo è sempre quello di conoscere cosa fa il Pime qui e la realtà locale. Ma di questo vi racconterò…l’anno prossimo!

Un grande abbraccio a tutti voi,

Silvio


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