Chiedere Perdono

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29 03 2015

(a cura di donG) Venerdì scorso si è concluso un percorso quaresimale sulle tracce di Giovanni Paolo II che chiese alla chiesa cattolica – all’inizio del terzo millennio – di chiedere perdono per i propri peccati ed errori.

Questa indicazione è pedagogia per un autentica esperienza di fede cattolica intesa non nel senso confessionale, ma nel senso teologico di una ecclesiologia non inclusiva e neppure esclusiva, ma cattolica appunto!

Il luogo di preghiera e di riflessione più adeguato è proprio il venerdì quaresimale, dove la chiesa sceglie lo stile penitenziale (fino al digiuno eucaristico per la chiesa ambrosiana) per mettersi in profondo ascolto della parola di Dio che ha la potenza efficace della grazia per toccare il cuore di molti e compiere ciò che solo il Signore può compiere: la conversione dei cuori.

Abbiamo così riscoperto un tempo – quale il venerdì quaresimale – come luogo dello Spirito di conversione attraverso un percorso ecumenico ed interreligioso.
Ci siamo messi in ascolto dialogico  con fratelli che ci hanno permesso di conoscere aspetti della nostra fede che non possiamo sottovalutare: la radice ebraica della fede cristiana, proprio a cinquant’anni dalla stesura ed approvazione conciliare della Dichiarazione Nostra Aetate.

Chiedere perdono è riconoscere un dono che è cosa di Dio e che Dio stesso ci ha donato in Gesù.

Mentre ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato per la buona riuscita dei vesperi musicali ecumenici, in particolare il M° Alessandro la Ciacera e il coro Giovanni Paolo II diretto da Giuseppina Capra, con il placet dello stesso autore pubblichiamo il testo (clicca qui per scaricarlo) dell’intervento di Bruno Segre che oltre a concludere il percorso quaresimale ha rilanciato la riflessione sul dialogo ebraico-cristiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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