E’ bella e tosta:
è la Val Venosta!

News > Archivio > Cronaca > E’ bella e tosta:
è la Val Venosta!
11 06 2024

di Clodoveo …

Qualche tempo fa mia moglie mi ha proposto di “associarmi” a un piccolo viaggio di 3 giorni organizzato dal gruppo Betania in val Venosta, Alto Adige. Al primo momento ero rimasto un po’ scettico, poi il ricordo di quando per ben 3 anni consecutivi eravamo stati a fare sci estivo in val Senales, una valle laterale della val Venosta, mi ha convinto.

La compagnia è stata piacevole, eravamo una trentina, il nostro “Cicerone”, Bodini, è risultato una guida estremamente preparata e con una conoscenza della storia di questa valle davvero straordinaria.

                                                                …. e Irene

Il 21 maggio, un mercoledì, è l’alba a Milano, ci siamo tutti ?  Si  parte !                                                                                                         Via ,  verso il primo incontro con il sole della Val Venosta e con la nostra guida, Gianni Bodini,  76 ann , fisico asciutto e sportivo, sorriso aperto vivace e curioso di mondo, che racconta il sapere appassionando chi ascolta,  senza far  perdere il filo del discorso, neppure dopo ore di parole .

Ed ecco SILANDRO campanile altissimo e appuntito sui meleti, mulino sotto il livello stradale, prigione aperta sulla fiducia e per necessità famigliari o di lavoro, biblioteca con il mistero delle steli condivise con la Val Camonica, per un delitto irrisolto (Otzi ? ) ;  e poi  “lo scivolo delle donne “  – antica pietra tiepida che nella tradizione favorisce le gravidanze , per finire con i Santi  che vanno e che vengono – in base alla loro efficacia nel proteggere contro questa o quella calamità – chiusi nelle cappelle disseminate sulle strade.!

LASA,  con  il suo marmo bianco – l’oro bianco – richiesto in tutto il mondo, ci ha mostrato che non si  spreca niente: i pezzi avanzati dalle infinite croci commemorative dei vari cimiteri militari  diventano quadrelli che decorano le strade (elegantissime invece del nostro insignificante porfido) oppure decorano l’esterno dei battisteri. Scopriamo anche l’ironia del ritrovamento del  busto di Cecco Beppe. Dapprima nascosto sotto la paglia della stalla per cautela storica,  torna spavaldo alla luce nella  fase di ristrutturazione della stalla, mentre la regina nella bella parrocchiale di marmo – bianco  –  si fa ritrarre in veste di Madonna, con vescovi e cardinali  inginocchiati davanti al suo potere .

Noi non si corre: ombrelli a portata di mano e occhi e orecchie attenti alle tante informazioni di Gianni – che ormai è uno di famiglia – da ricordare . E  la storia non ci è mai parsa tanto stimolante : è la storia dell’Italia e del Tirolo, dell’Austria e dell’Europa; di tutta quella gente che, in mezzo alle tante  difficoltà, voleva  rimanere nella sua terra,  che temeva  lo straniero e lo rifiutava . Allora come oggi, il lievito delle terre sono  i giovani, che vivono la validità degli scambi di cultura , conoscenza e  tradizioni.

I pettegolezzi storici e gli aneddoti, ora buffi ora tragici , intanto ci fanno arrivare a  SLUDERNO, alla chiesetta antica con la bilancia per pesare cuori e piume, così che solo un cuore puro leggero come la piuma permette di entrare nel Regno dei Cieli;  tra le tombe dei piccoli cimiteri pieni di fiori accanto alle chiese spicca quella del valoroso cacciatore dei Trapp  che, su loro incarico e con mezzi minimi,  per primo scalò l’ Ortler.                                                                           Passin passetto, siamo a CASTEL COIRA , castello  – tuttora abitato –  della famiglia Trapp. Superbo e imponente domina la cittadina, con interni molto curati, dagli  affreschi dei loggiati alla stufa con uscita esterna della cenere; dalla pianola utilizzabile da due persone contemporaneamente, alle armature e agli scudi decorati, fino ad arrivare alle stalle luminose, regno di un realistico cavallo in legno, ma bardato a puntino.

Si va sempre più in alto, fino a CURON , dove il campanile esce dalle acque del lago artificiale di Resia a segnalare la presenza del vecchio paese che, negli anni 50, è stato allagato con le acque del fiumo Adige per creare un bacino capace di alimentare una centrale idroelettrica. Interessanti da osservare sui monti lunghe  linee orizzontali che tagliano il piano: sono  la tradizione antica che ha permesso a questa valle  – altrimenti molto asciutta e battuta dal vento – di dissetare i suoi pascoli attraverso piccoli ruscelli  che si diramano ovunque.

Scendiamo lungo la valle ed ecco GLORENZA circondata ancora oggi da mura medievali con i suoi portici parzialmente chiusi – usati nel tempo come mercati all’aperto  –  e i lavatoi, luoghi di chiacchere e pettegolezzi .

Quante informazioni! Compresa la beffa all’ Adige che esondò – ma trovò le porte della città sbarrate  prontamente e Glorenza si salvò. Abbiamo anche scoperto le pere delle meraviglie , bellissime e piene – con i boccioli che paiono quelli delle rose canine – e abbiamo visto come utilizzarle per guarnire i piatti tradizionali salati .                                                                                  Il  tempo a nostra disposizione sta per scadere, ma ci mancano ancora così tanti angoli della Val Venosta da scoprire, che ci  ripromettiamo di tornare, sempre con  Gianni Bodini!

MERANO , ultima tappa del nostro viaggio , ci accoglie con  il profumo del pane fresco , mescolato a quello delle rose, arrampicate sui ponti che attraversano il Passirio;  l’aiuola per sole donne –  che ci ha regalato risate contagiose  –  i bei portici e il Castello Principesco , il Duomo dedicato a San Nicolò, la statua dell’imperatrice Sissi. Ognuno con i propri passi per non stancare nessuno.                                                                                                                                Se il tempo è tiranno ,  il profumo di speck è troppo invitante: shopping alimentare e  via, verso Milano.

Quanto a noi…..arrivederci alla prossima occasione!                  


CONDIVIDI!