Delpini a Greco: ricordate
i vostri morti perché son vivi

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03 11 2019

“Ogni giorno non è un ingranaggio che ci consuma, ma è il tempo adatto a compiere le opere del Signore, l’occasione per amare e servire, entrando nella comunione dei Santi. Gente di Milano, gente di Greco, pensate alla speranza, ricordate i vostri morti perché sono vivi e vi chiamano alla festa di Dio”. Così il nostro Arcivescovo ha concluso la sua omelia durante la celebrazione liturgica in suffragio di tutti i defunti da lui presieduta al cimitero di Greco. 

Nonostante il tempo incerto e qualche goccia di pioggia all’inizio della Messa, erano diverse centinaia i fedeli della comunità accorsi per ascoltare le parole di mons. Delpini che, accolto dal parroco don Pino, dai sacerdoti e dalla Diaconia della Comunità Pastorale oltre che da una rappresentanza delle parrocchie del decanato, ha avuto parole di elogio per il calore dell’accoglienza e non si è sottratto neanche alle richieste dei chierichetti che hanno voluto una foto con il loro vescovo.

All’omelia l’Arcivescovo è tornato su un tema – obbligato per la ricorrenza dei defunti, ma oggi come non mai attuale e discusso – che è quello del rapporrto tra vita e morte:

Napoleone – ha esordito – volle i cimiteri fuori dalle città e dai paesi, forse per norme igieniche, ma il fatto di portarli altrove, magari in luoghi appartati, indica che è meglio che la vita non pensi alla morte. Così per alcuni è anche un bene non avere un carcere nel centro di Milano, in modo che non si pensi alla pena e al diritto o a chi vi è recluso. Questa tendenza, che talvolta è sentita come un progresso, porta a credere che sia meglio dedicarsi a tutto tranne che alle cose importanti ed estreme. Basta lavorare e divertirsi, censurando i pensieri che possono indurre alla tristezza e alla rassegnazione”. 

“Qui invece – ha continuato –siamo a Greco, in mezzo a un quartiere e ai suoi palazzi: infatti, la saggezza antica suggeriva che la custodia per i morti sia per ricordare che dobbiamo tutti morire. Tale incombere della morte può indurre a un certo scetticismo, ma i cristiani, vistando i morti, ricordano che siamo chiamati tutti a partecipare alla vita di Dio, a risorgere. Non si tratta solo di un rammarico per chi ci ha lasciato, ma di testimoniare che la vita ha vinto la morte. Siamo qui per celebrare la nostra fede, perché la morte è un ingresso nella vita, non è un rapporto irrimediabilmente spezzato, ma il desiderio di un incontro. Ciò che conta è compiere le opere buone che saranno scritte nel libro della vita”.

Nel video qui sotto potete ascoltare l’omelia in forma integrale.


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