Pensieri di Quaresima
e desideri di conversione

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e desideri di conversione
23 03 2017

di Gianna Pizzi  Cominetti
Nel periodo di Quaresima il cristiano è invitato a percorrere un cammino di riflessione su sé stesso in rapporto con la storia della Salvezza che si realizza definitivamente con la Vita, la Morte e la Resurrezione di Cristo. Storia che ha le sue radici nella misericordia del Padre che, pur davanti alla colpa originale, ha compassione della sua creatura e promette salvezza. Questa si realizzerà con la scelta del suo Popolo con il quale stabilirà per sempre alleanza e, nella pienezza dei tempi, invierà il Messia.

Questo cammino, per la sua efficacia, presuppone, in chi lo compie, la volontà e il desiderio di conversione. Io so quanto sia impervio il cambiare strada per seguire docilmente la via di Gesù perché, come dice Paolo, “voglio il bene e faccio il male”. Ben poco farei se non pregassi per avere l’aiuto dello Spirito Santo; e la creatività di Dio, nel modo in cui si fa vivo per aiutarmi in questo cammino, mi sorprende sempre. Quest’anno me l’ha dato con la mia casuale partecipazione alla festa del Capodanno degli Alberi (Tu BiShevàt) vissuto con la Comunità Ebraica al Refettorio Ambrosiano. Attraverso la partecipazione a una festa che mi incuriosiva, intellettualmente, per la sua singolarità, mi sono ricordata la necessità di avere un cuore umile per riconoscermi creatura che, se pur privilegiata perché Lui mi ha fatto a sua immagine e somiglianza, sono parte del Creato che devo custodire e conservare. Quando non rispetto o uso in modo sconsiderato la natura non rispetto l’amore di Dio che me l’ha messa a disposizione perché ne avessi cura prima di goderne. Questo mi ha fatto pensare a quante volte, senza sentirmi in colpa, ne ho abusato offendendo Dio.

Ancora un aiuto l’ho avuto nella celebrazione del Seder (termine che si riferisce ai diversi momenti del rituale di alcune ricorrenze della cultura ebraica) del Capodanno degli Alberi, in cui la sequenza dei piatti e delle bevande ha una sua espressione simbolica che porta all’introspezione.

Il primo piatto contiene frutta o con guscio, o non commestibile (cocco, noci, mandorle, melagrana). Questo simboleggia come il nostro IO, certo vulnerabile, si protegge con qualche cosa di duro che lo rende impenetrabile anche a noi stessi e quanta pazienza e fatica ci servono per raggiungere la nostra anima.

Il secondo piatto contiene frutta con noccioli o semi non commestibili (prugne, avocado, datteri, olive, ecc.). Qui il nostro IO è meno protetto, ma la nostra anima, simboleggiata dal nocciolo, è ancora difesa dalla durezza del nostro IO profondo.

Il terzo piatto contiene frutti che sono completamente commestibili e rappresentano la nostra vicinanza a Dio e al Prossimo senza inutili difese come se, per avere buone relazioni, non ci fosse bisogno di troppe sovrastrutture difensive. Anche se oscilliamo fra diffidenza e fiducia, non perdiamo la speranza di poter essere disarmati e quindi, disponibili all’incontro. Il quarto piatto contiene semi che possono essere seminati (es. prezzemolo, crescione, ecc.) e che rappresentano la raggiunta purezza dello spirito, la speranza, la nostra identità più elevata, il senso della vita che si perpetua.

Tutto è accompagnato dai calici di vino. Il primo bicchiere di vino bianco rappresenta la luce primordiale di Dio, quando divise la luce dalle tenebre e questo ci fa riflettere sul come potremmo guardarci dentro, fino in fondo, senza l’aiuto di questa luce. Quindi si beve il vino bianco mischiato a poco vino rosso: è la luce Primordiale che permette il sorgere della vita rappresentata dal colore rosso. Poi si beve il vino rosso puro che celebra la vita e la sua trasmissione, ricordando che però tutto è nato e nasce alla luce di Dio.

Tutto questo, per me, è stato spunto per accettare con umiltà e pazienza il cammino di conversione la cui durata sarà quella della mia vita. Devo accettare la sua gradualità e questo richiede profondità, apertura e, soprattutto, preghiera, perché la luce di Dio mi illumini sempre e mi renda disponibile al suo incontro.


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