Comunità Pastorale

Comunità Pastorale

La Comunità Pastorale Giovanni Paolo II è stata annunciata nel 2010 dall’allora Arcivescovo cardinale Dionigi Tettamanzi e poi formalmente istituita, nell’ottobre 2011, dal suo successore alla Cattedra Ambrosiana, cardinale Angelo Scola con la preghiera “nel nome del Signore di testimoniare il Risorto con lo stile delle prime comunità cristiane: di essere un cuor solo e un’anima sola, cioè una Comunità Pastorale, donne e uomini che insieme si lasciano plasmare dalla Parola che è cibo di vita eterna”.

 

La Comunità Pastorale – la prima all’interno del Decanato Zara – unisce la Parrocchia di San Martino in Greco con quella di Santa Maria Goretti, confinanti tra di loro e raccoglie circa 15mila abitanti.

 

Nel territorio della Comunità oltre alle due chiese parrocchiali, alle spalle del cimitero di Greco nel quartiere di Segnano esiste anche un’antica cappelletta dedicata a S. Antonino martire risalente al secolo XI e nella quale viene regolarmente celebrata la liturgia domenicale.

 

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Emblema simbolico della Comunità Pastorale è un dipinto ad olio, diviso in due tele raffiguranti papa Giovanni Paolo II.

 

“L’opera – scrive nella sua presentazione l’autrice Annalisa Vigani – è stata pensata a partire dalla frase che troviamo nel vangelo della passione: “Quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo”. L’antica interpretazione di questo particolare che Giovanni descrive, dice che la tunica senza cuciture rappresenta la Chiesa unita. S. Cipriano disse: “essa non viene affatto divisa né strappata; ma si gettano le sorti sulla veste di Cristo, sicché chi dovrà rivestirsi di Cristo (Gal 3,27; Rm 13,14) riceva la veste intatta e possieda indivisa e integra quella tunica.[…] Lui portava l’unità che viene dall’alto, che viene cioè dal cielo e dal Padre: tale unità non poteva essere affatto divisa da chi la ricevesse in possesso, conservandosi tutta intera e assolutamente indissolubile”. Ecco allora che i panneggi che indossa il papa nelle due parti del quadro, si intrecciano, si confondono e si completano per simboleggiare l’unica tunica della chiesa unita.

 

Tra i fondamenti che costituiscono l’unità dei cristiani ne sono stati scelti e rappresentati tre: la croce, la chiesa, la carità.

 

Nella seconda tela il papa sorregge ed è sorretto dalla croce, come spesso lo abbiamo visto fare. Nella sua enciclica “Ut unum sint” (siano una cosa sola) uno dei suoi primi pensieri è rivolto alla CROCE come via maestra per l’unità. Accanto ad essa, sulla tela, scorrono le sue parole: “Alla vigilia del sacrificio della Croce, Gesù stesso chiede al Padre per i suoi discepoli, e per tutti i credenti in lui, che siano una cosa sola, una comunione vivente”. Solo abbracciando la croce e lasciandoci sorreggere da essa, come fece il papa, potremo essere uniti fra di noi e in noi stessi. Infatti egli disse: “…per mezzo della croce (Ef 2,14-16)…di ciò che era diviso Egli ha fatto unità”.

 

Secondo elemento: la CHIESA. Nella prima tela il papa è ritratto nel gesto che faceva più volte di allargare il suo mantello con una mano come per raccogliere sotto di esso i bambini o i giovani che aveva vicino. Egli desiderava raccogliere tutti i suoi figli sotto il manto della Chiesa. Contemporaneamente, con la mano che regge il mantello e sulla quale sta l’anello episcopale, segno della Chiesa sposa, sembra tenere strettamente unito il panneggio perché egli per primo è stato forte e tenace nella via dell’unità attraverso il suo ministero . Da questa mano “salgono” le sue parole che nell’enciclica spiegano il mistero della chiesa e dell’unità: “Dio vuole la Chiesa perché Egli vuole l’unità e nell’unità si esprime tutta la profondità della sua agape”. La scritta termina appunto graficamente su un ovale che sta tra le due tele. L’agape, che è l’oblazione della CARITA’, è il terzo fondamento dell’unità, qui rappresentato come una tavola tonda e imbandita. Tutti i cristiani si siedono alla stessa mensa, si nutrono dello stesso corpo e vivono della stessa linfa. Ciò che li unisce quindi è la carità…la carità di Dio. Sulla tavola dell’agape aleggia infatti la sagoma di una colomba, lo Spirito Santo, sorgente inesauribile di carità.

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