Il Ramo di Mandorlo n.15/2014

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12 04 2014
”Attorno alla tavola ci sono i Dodici, anzi gli Undici perché Giuda se n’è già andato, se ne sta andando in quel momento. Lo scopriamo d’improvviso perché tra i volti degli apostoli ce n’è uno colto nell’atto di voltarsi verso un uscio nascosto nell’area più oscura della stanza. Giuda è lì, confinato fra la tavola e la porta. Ha appena preso il boccone dalla tavola, ha udito le parole del Maestro: «Quello che devi fare fallo presto» ed eccolo sull’uscio, pronto per essere inghiottito da quella notte che prima di essere un’annotazione temporale descrive lo stato dell’anima del traditore…”.
 
Il Ramo di Mandorlo di questa settimana usa un quadro del tedesco Sieger Koeder (ex militare e prigioniero di guerra, artista e, a quasi 50 anni d’eta, ordinato sacerdote) per spiegare il significato della Pasqua. Il sacerdote-pittore – nel quadro che illustra la copertina del nostro Ramo – ci racconta la dimensione sacramentale del Giovedì Santo. Nel cuore del Cenacolo si consuma quell’offerta totale del Cristo che diventerà vita, storia e sacramento nei giorni seguenti.
 
A noi è dato di incontrare questi stessi eventi solo attraverso il Santissimo Sacramento. Di Gesù vediamo il volto riflesso nel vino e le mani, perché è questo che noi vediamo in ogni Eucaristia: le mani di chi celebra in persona Christi, le mani del Sacerdote, ci  restituiscono intatto e vivo l’incontro con lo sguardo e il corpo del Signore. Tutto questo sigillato in un Triduo Pasquale che ci apprestiamo a vivere e che Köder sintetizza in quella tovaglia: ecco sigillato nel tempo, dentro il Sacramento della nuova alleanza,  quel Sangue versato per le moltitudini che ancora ci salva. 
 

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