Buone notizie
dall’Ecumenical Day

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dall’Ecumenical Day
27 02 2018

(a cura di Lidia B.)
Sabato 24 febbraio presso la sala polifunzionale di S. Maria Goretti si è svolto l’Ecumenical day 2018, appuntamento che si ripete già da qualche anno dopo la settimana di preghiera dell’unità dei cristiani. Davanti a un pubblico numeroso , partecipe e di tutte le età gli ospiti sono stati invitati a narrare “buone notizie”.

– Il pastore battista Massimo Aprile ha parlato della sua esperienza nella guerra tra Serbia e Cossovo. Come può la guerra essere una buona notizia? Durante quel conflitto si è costituita una carovana di pace che comprendeva anche  una delegazione ecumenica che portava conforto alle varie comunità secondo la loro fede. Ma la delegazione stessa ha vissuto al suo interno momenti di profonda comunione. Il pastore ha concluso dicendo che proprio lì dove la guerra ha distrutto i ponti, Dio ha costruito “ponti” fra gli uomini.

La pastora metodista Dorothèe Mach racconta la buona notizia di spazi comuni condivisi da persone di fedi diverse. In Germania ha svolto il suo ministero in un centro ecumenico: due chiese una cattolica e una protestante costruite sulla stessa piazza che è diventata luogo di incontro e di condivisione di eventi. Per il futuro c’è in progetto la “Casa dell’Uno” : un edificio che comprende chiesa protestante, sinagoga ,moschea e uno spazio di condivisione al centro. La pastora chiede. qual è il sogno ecumenico per Milano?

Bruno Segre, saggista ebreo, dice di essere portatore di più buone notizie e la prima è senz’altro quella di poter essere qui oggi a parlare, lui ragazzo ebreo espulso 80 anni fa dalla scuola a seguito delle leggi razziali. Altre buone notizie giungono da Israele dove, pur nell’odio reciproco tra ebrei e palestinesi, esistono piccole isole di famiglie coraggiose delle due parti che condividendo il lutto del conflitto propagandano la pace. E’ stato anche costruito un villaggio in cui famiglie  ebree e palestinesi crescono i loro figli insieme nel segno della pace e imparano  arabo ed ebraico come due  lingue madri. Bruno Segre ricorda anche la cupola bianca chiamata “Silenzio” luogo senza simboli e casa di preghiera di tutti: l’invito è quello di smettere di parlare e di  ascoltare l’Unica voce.

– Il prete ortodosso rumeno Traian Valdman dice che la buona notizia è il suo stesso  percorso di esperienza. Lui nato in una famiglia di radicata tradizione ortodossa pensava che il mondo fosse tutto lì, ma nella sua vita si è poi confrontato con rabbini, con ortodossi d’Egitto, con i protestanti della facoltà di Ginevra e poi a Milano con i cattolici. E’ stato proprio vivendo questo cammino che rimanendo nella sua fede si è aperto all’ecumenismo. Nel 2016  il sinodo di Creta ha affermato che la chiesa ortodossa deve partecipare all’ecumenismo.

Anna Maffei racconta la sua esperienza di prima donna pastora battista nella realtà italiana. Col marito vive anche l’esperienza di una coppia pastorale, di una famiglia aperta ai fratelli e alle sorelle che accoglie e che visita. La pastora Anna dice che la pluralità di chiese è sicuramente una ricchezza che non va dimenticata.

– Sara Comparetti presidente del CCCM (consiglio delle chiese cristiane di Milano) racconta la sua buona notizia. le confessioni cristiane presenti a Milano (il CCCM ne conta ora 19) hanno riconosciuto che non ha senso chiudersi in se stessi, ma occorre entrare in comunione. Ci sono sensibilità diverse ma bisogna riconoscere che nell’altro c’è una parte di  verità. Il percorso è ancora lungo ma si sta camminando insieme  su un sentiero di speranza; Milano ha bisogno di trovare uno spazio di condivisione.

Le persone presenti hanno seguito con attenzione  queste belle notizie intervallate dai canti proposti dal coro della comunità pastorale e al termine si sono formati un laboratorio per i bambini e tre per gli adulti.

Dopo il pranzo preparato dal refettorio ambrosiano e condiviso in modo ecumenico, l’assemblea si è riunita per  ascoltare le relazioni dei laboratori  che hanno discusso soprattutto del futuro dell’ecumenismo. I bambini hanno progettato una chiesa che metta al centro la parola di Dio e il pulpito da cui diffonderla, finestre da cui far entrare la luce e il battistero, ma con spazi propri per ogni fede.

Gli adulti hanno sottolineato la centralità della famiglia che educa all’ecumenismo e l’importanza di momenti formativi come l’Ecumenical day. Il futuro passa proprio attraverso i bambini e i giovani. Occorre quindi preparare percorsi che coinvolgano ragazzi di tutte le chiese e perchè non pensare a un campo estivo ecumenico e interconfessionale, utilizzando magari anche strumenti informatici..

L’incontro si è concluso con un momento di preghiera comune e con un caloroso scambio della pace.


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