Delpini: un segnale mi inquieta,
che Milano non preghi abbastanza

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04 01 2019

(a  cura di Mario R.) 
È pacata come sempre la voce dell’Arcivescovo Delpini durante l’omelia del primo gennaio in Duomo durante la Messa per la pace. Ma il tono è fermo e deciso, soprattutto quando affronta il tema del rapporto tra cristiani e società civile, le istituzioni.

Mi pare – sottolinea l’Arcivescovo – che abbiamo la responsabilità di ricordare a questa società il riferimento a Dio come necessario. Ho l’impressione che la città non preghi, affidando la preghiera alle Chiese, quasi fosse un adempimento privato. In particolare, mi sembra che Milano, che pure sta vivendo un momento di fierezza, non consideri il riferimento a Dio. È un segnale che mi inquieta. Stiamo vivendo una stagione in cui il secolarismo è superato e, come dicono molti, il “sacro” è tornato, ma, forse, la proposta delle Chiese non riesce a interpretare tale bisogno di Dio. I temi del Creato e dei giovani rappresentano sfide molto importanti, così come il titolo della prossima Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, “Cercate di essere veramente giusti (Dt 16)” che ha a che fare con la giustizia».

L’inquietudine dell’Arcivescovo deriva anche dal fatto che “Noi abbiamo la fierezza e la responsabilità di non tacere negli spazi pubblici della città. Noi abbiamo rispetto di tutte le Istituzioni legittime e per tutti i rappresentanti delle Istituzioni e, anzi, proviamo simpatia per tutti coloro che assumono la responsabilità per le Istituzioni. Siamo cittadini italiani ed europei e ci troviamo come fratelli anche con cittadini di altri Paesi e insieme con loro e abbiamo qualche cosa da dire. Parliamo con discrezione e rispetto, non come chi vuole fare da maestro o impancarsi a giudice, ma come persone e comunità che hanno a cuore la città e il Paese in cui si trovano a vivere”.

E allora “la prima parola dell’anno è la benedizione, la rivelazione dello sguardo paterno e benevolo di Dio per tutti i suoi figli. Il volto del Padre, che risplende per tutti, sia incoraggiamento, consolazione, benedizione per coloro che sono lieti e per coloro che, in questo momento, piangono e sono soli, per coloro che sono disperati, che sono spaventati della vita e di quello che li aspetta, per coloro che sono malati, per coloro che sono senza lavoro. Benedizione che ci unisce in un popolo solo e solidale».

Sul sito della Diocesi il sevizio completo di Annamaria Braccini

Cliccando sull’immagine che segue, potete seguire il video dell’omelia integrale.


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