La Comunità ha imparato
a ospitare e condividere

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25 10 2018

di Lidia B. 
Domenica 21 ottobre è il giorno della festa della Comunità pastorale Giovanni Paolo II giunta ormai al suo ottavo anno. Otto anni in cui le due parrocchie di S.Martino e di S. Maria Goretti hanno imparato a convivere e a condividere, ma hanno soprattutto imparato ad essere ospitali e ospitanti e stanno imparando a vivere l’ecumenismo con i fratelli e la sorelle della comunità copta ortodossa che dalla fine di agosto celebra le sue funzioni nel salone sottostante la chiesa di Goretti.

Sono le 10 e già la piazzetta accanto alla chiesa di S. Maria Goretti è pronta per la celebrazione della Messa: l’altare, le sedie, i microfoni… I primi ad arrivare sono i coristi e mentre loro si posizionano (lì i contralti, là i bassi, qui tenori e soprani, il coretto dall’altra parte con il chitarrista…) la comunità prende posto: bambini, giovani, famiglie, anziani…

All’inizio della celebrazione la piazza è gremita e sull’altare insieme a don Giuliano, don Stefano e don Luciano c’è padre  Zaccaria, responsabile della comunità copta. A lui è affidata la lettura dal libro dell’Apocalisse di S. Giovanni apostolo. Dopo l’omelia di don Giuliano che invita tutti ad essere testimoni della Gerusalemme celeste, padre Shenuda legge il messaggio di Anba Antonio, vescovo della diocesi della Chiesa Cristiano Ortodossa Copta di Milano. (QUI il testo integrale del vescovo copto)

Don Giuliano dona a padre Zaccaria un calice in oro, segno dell’attesa di poter – un giorno – bere all’unico calice. Sarebbe il segno della raggiunta unità tra le diverse chiese cristiane. 

Il Padre nostro viene recitato anche in arabo dai giovani diaconi copti e le ragazze del coro regalano alla comunità alcuni canti in copto, antica lingua delle comunità cristiane egiziane.

Dopo la messa tutti sono invitati nella cappella copta e qui padre Zaccaria spiega le caratteristiche della chiesa: l’iconostasi con le icone degli apostoli, dei santi e di Maria, e la zona santa dell’altare dove possono accedere solo gli uomini. Spiega anche la celebrazione liturgica e spiega che la chiesa copta è una  chiesa  antica che mantiene i riti delle origini.

Il pranzo richiama tutti sulla piazza che da aula liturgica si è trasformata in ristorante all’aperto. I piatti con i cibi della cucina copta sono pronti e la fila è veramente lunga, variegata e multietnica…

La festa riserva un’alta sorpresa: musica e balli della tradizione salvadoregna sono interpretati dal gruppo El Salvador es Danza. Gli abiti ampi e colorati riempiono la piazza diventata anche palcoscenico.

La festa volge al termine e come in ogni buona famiglia, con la collaborazione di tutti, si raccolgono i rifiuti, si ammucchiano le sedie, si chiudono i tavoli…

L’appuntamento è per la festa del prossimo anno, la festa di una comunità che cresce nell’esperienza dell’ospitalità.

Qui sotto (clicca sull’immagine) la fotocronaca della giornata.


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