Comunità pastorale: la festa
ha tutti i colori del mondo

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23 10 2017

(a cura di Lidia B.)
Domenica 22 ottobre la Comunità pastorale Giovanni Paolo II ha  festeggiato il suo settimo anniversario. Il settimo anno si dice sia il tempo della crisi ma, come ha ricordato don Giuliano, il settimo giorno Dio si riposò….Quindi “settimo” come tempo della contemplazione, tempo della riflessione, tempo della progettazione.

Primo atto della giornata  la celebrazione della Messa: in chiesa? all’aperto? Il tempo è grigio e umido, ma con coraggio e fiducia nelle previsioni la celebrazione viene allestita nella piazzetta luogo di quotidiana vita cittadina: bambini che giocano e mangiano il gelato, panchine di sosta per giovani e anziani, per quattro chiacchiere o per uno spuntino.

L’altare è pronto, le sedie si moltiplicano, il coro e il coretto sono schierati. Si provano i microfoni: si vuole che la Parola arrivi a tutti magari anche ai passeggeri delle auto e dei bus in transito e a coloro che passano frettolosi sul marciapiede e guardano con curiosità o sospetto.

Lo spazio è gremito, la variegata assemblea è presente con la mente e col cuore. Il Vangelo viene proclamato anche in inglese e spagnolo, segno di accoglienza e universalità. L’omelia di don Giuliano dà senso al titolo della festa “Una comunità ospitale, ospitante, ospitata, ospite”. E al momento della Comunione il Pane va veramente spezzato per poter nutrire del Signore la comunità che si snoda  in più file verso l’altare.

Conclusa la celebrazione la piazza si trasforma…Qualcuno dubita si possa cambiare la destinazione d’uso in tempi brevi ma…le sedie vengono raccolte e ridistribuite attorno ai tavoli che, con la bacchetta magica di tante braccia volonterose, si montano e si posizionano.

La coda che si incolonna verso la tenda degli alpini della Valfurva che hanno preparato il pranzo, è ricca dei colori del mondo. Per circa 500 persone,  di cui 170 pranzi sospesi offerti da chi si prenotava per gli ospiti dei vari centri di accoglienza presenti sul territorio,  la polenta (ottima!) è il segno della festa e della condivisione; lo stuzzicante profumo della carne alla brace invita alla conoscenza e allo scambio di esperienze tra i commensali.

Completato il momento del pranzo ecco ancora una trasformazione: i tavoli si ripiegano, le sedie si girano, la pedana si anima: il multietnico coro Elikya (il nome significa speranza) propone al pubblico il suo repertorio multilingue. E’ molto inesatto dire “propone” perché il canto e la musica avvolgono e coinvolgono la comunità, la trascinano in gesti canti, balli e tanti applausi.

La  festa ha termine, il tavolo della palazzina solidale Oikos è stato visitato da tante persone, il tavolo del gruppo le Querce, che presso il refettorio ambrosiano ha preparato biscotti e pane grattugiato, ha finito le scorte….

La piazzetta che per un giorno è stata  teatro della festa della comunità pastorale tratterrà tra le panchine e i rami degli alberi la gioia dell’ospitalità e nella quotidianità del suo uso ricorderà al quartiere cosa significa essere ospitanti, ospitati, ospiti.

E, per finire, ecco una carrellata di immagini che trovate anche in Gallery:


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