Don Claudio da Haiti implora
la Divina Provvidenza

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la Divina Provvidenza
30 03 2017

Nel ricordarvi che domenica 9 aprile siete invitati a restituire la busta con le offerte per il gesto quaresimale che quest’anno sarà destinato ai nostri missionari, pubblichiamo l’ultima lettera che ci è arrivata da don Claudio Mainini da Haiti.

Haiti occupa poco meno della metà dell’isola di Hispaniola (il resto appartiene alla Repubblica Dominicana) ed è stata la prima colonia europea fondata da Cristoforo Colombo nel 1492. È un’isola caraibica, subito a fianco di Cuba ed è il Paese più povero delle Americhe e qui oggi è in missione don Claudio, alle prese con problemi insormontabili dopo un terremoto e un ciclone devastante.

Don Claudio è in costante contatto con noi e questa sua lettera è arrivata il 27 marzo:

“Ciao, voi tutto bene? Sempre super attivi con tanti incontri e iniziative, molto bello. Bravi. La vita qui prosegue nella sua normalità.

Però gli effetti del ciclone e dell’alluvione poi si fanno sentire e tanto. Non si trova frutta, tutti i prezzi sono aumentati e rendono un po’ più dura la vita qui, anche se nell’apparenza sembra tutto normale. Anche il cambio con il dollaro americano aumenta giorno dopo giorno e per un Paese che importa tutto è molto più duro il vivere. Ma qui la gente è abituata a stringere i denti e a lottare di fronte a tante avversità.

Da parte nostra abbiamo aiutato anzitutto a sistemare ciò che il ciclone ha danneggiato nelle strutture parrocchiali; ora stiamo sistemando la cappella di Lavaltyè, un lavoro anche impegnativo, ma per fortuna abbiamo avuto l’aiuto della fondazione Lambriana che copre quasi tutta la spesa.

Tutti questi progetti hanno permesso di dar lavoro a tante persone e questo vuol dire aiutare un po’ l’economia. Certo non è molto ma è sempre importante.

Dopo un primo aiuto che è servito per comperare cibo e sementi, ora con il contributo che ci è arrivato da Caritas Ambrosiana e da altri benefattori stiamo acquistando le caprette, gli asini e altre sementi per aiutare le famiglie. Il lavoro è lungo perché bisogna scegliere i beneficiari e mettere delle regole per poter far continuare il progetto ed educare anche ad usare bene ciò che si riceve.

Per il resto le attività sono veramente tante, abbiamo finito i lavori del centro e abbiamo realizzato un piccolo spazio per il gioco e lo sport.

Le attività per i giovani si sono moltiplicate. Oltre alla formazione settimanale, cosa nuova qui, abbiamo aggiunto anche delle attività per i ragazzi al sabato e alla domenica, con momenti educativi al cinema con l’intento di aiutare i giovani a riflettere.
Stiamo progettando altri momenti da vivere insieme, giornate di formazione e uscite. Il problema per tutte queste attività è l’aspetto economico perché non si può chiedere molto a loro.

Le riflessioni che si possono fare sono molte. Un grosso problema che affligge i giovani è che quando finiscono l’ultimo anno delle superiori la maggioranza di loro va nella capitale (Port-au-prince) e se per molti significa tentare la fortuna, per tanti altri vuol dire perdersi.

Sto riflettendo come aiutare a tenere i collegamenti con quelli che aiuto negli studi perché non perdano la relazione con la loro comunità e riescano anche ad inserirsi – anche se non è facile – in qualche parrocchia della capitale. Ma del resto se stanno qui, che futuro possono avere di diverso dai loro padri e dalle loro madri? La capitale può offrire di più, ma è una realtà difficile, molto violenta e spesso toglie dignità a chi non riesce ad emergere o solo a restare a galla. Come in tutte le capitali di questo lembo di mondo sussistono due realtà che viaggiano quasi in parallelo: le famiglie ricche (non molte, ma ci sono) e la grande massa di poveri che tenta di sopravvivere con i suoi piccoli commerci. Tutto questo condito da una corruzione altissima che impedisce uno sviluppo e un miglioramento nella condizione del Paese.

In questi giorni abbiamo anche avuto la presenza di un avvocato di Giustizia e Pace e abbiamo incominciato a riflettere sui diritti umani e sui diritti delle persone diversamente abili. È molto importante aiutare e far capire che ci si può muovere e ci si può aiutare a far rispettare quei piccoli e grandi diritti che abbiamo. Spesso la gente è sfiduciata e o non dice niente o si fa vendetta per conto proprio. E’ un lavoro lungo che richiede tempo e pazienza, perché bisogna lavorare all’interno di una cultura e di una mentalità che non sempre aiutano.

Ci sarebbero tante cose da dire e tante riflessioni da fare. Ma diventa difficile per me scriverle e certamente è un mondo così lontano da noi che è difficile anche capirlo. Anche per me che sono qui.

Non basta infatti il semplice aiuto economico; serve anche un certosino lavoro di base coi giovani per migliorare questa situazione senza tradire le loro origini, la loro cultura e quello che sono. Io continuo a predicare che sono loro che devono aiutare a cambiare, noi missionari che lavoriamo qui possiamo solo dare un piccolo input, ma poi sono loro che devono credere a un cambiamento e percorrere la strada che sarà lunga, piena di ostacoli soprattutto creati da chi non vuole cambiare nulla per dominare e governare la situazione così, ma io spero che questo cammino si possa fare.

Ciao a tutti e buona Pasqua. d. Claudio


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